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Modelli di governo locale in Europa:il seminario di diritto pubblico europeo

Nell’Aula A2 a Monte Sant’Angelo, nel complesso universitario della facoltà di Economia della Federico II di Napoli, si è tenuto un incontro dal titolo Modelli di governo locale in Europa, nell’ambito di un ciclo di Seminari internazionali di Diritto pubblico Europeo. L’evento, primo di altri quattro, è promosso anche dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli e dalla Fondazione dell’Avvocatura Napoletana per l’Alta Formazione Forense.

Massimo Marrelli, presidente del Polo delle Scienze Umane e Sociali, durante il suo intervento di saluto, traccia un continuum tra la recente crisi greca e dell’euro e la mancanza di un diritto europeo comune, perché l’Unione Europea oggigiorno non può più essere vista come mera unione monetaria.

Il prof Alberto Lucarelli di istituzioni di diritto pubblico, spiega che incontri come questo sono fondamentali per avvicinare la ricerca universitaria alla formazione della professionalità e quindi al mondo del lavoro, mentre  riguardo alla situazione attuale di crisi aggiunge che mai come adesso le forze di mercato liberiste- anarchiche devono essere assoggettate a regole di diritto pubblico europeo, tali da disciplinare il potere economico e frenare le invasioni barbariche dei soggetti che vogliono cancellare i contropoteri e gli spazi democratici.

Per il professore, ancora, il diritto europeo deve affrontare i cambiamenti della società, prima compito degli Stati, attraverso l’introduzione di tre meccanismi: agenzie europee si rating, tassa con aliquota sui trasferimenti di capitali (ndr: la cosiddetta Tobin Tax) e politiche di controllo dell’UE. La Comunità Europea sembra assente dalla crisi, esita a comprare titoli di debito pubblico o obbligazioni aggiunge poi Lucarelli, sottolineando che io chiamo questo fenomeno Neofeudalesimo a matrice finanziaria, laddove il diritto europeo di configura come poco pubblico e su base tecnocratica.

Importantissimo è l’apporto alla discussione di Hellmut Wollmann, docente tedesco dell’Università Von Humboldt di Berlino il quale si sforza di comunicare in italiano per arrivare a tutti gli studenti la mia analisi comparativa è stata effettuata su 7 paesi europei: Ungheria, Svezia, Spagna, Italia, Grecia, Inghilterra, Francia ed è volta a tracciare le divergenze e le convergenze tra questi Stati nel processo di decentramento dei poteri pubblici, processo che nasce in risposta ad un deficit democratico, spiega poi il professore, sottolineando che due sono le modalità di governo che spiccano in questi 7 Stati presi in esame: un gruppo di paesi ha puntato sull’elezione diretta del presidente a livello locale mentre l’altro sul parlamentarismo. Inoltre per comprendere il processo di decentramento bisogna fare riferimento all’istituzionalismo storico/teorico, ovvero considerare la diversa cultura, le differenti tradizioni politiche e istituzionali che influiscono sui singoli Stati e alla diversa modalità di gestione del governo locale che può essere votata all’insegna degli interessi particolari- il modo monofunzionale, moderno - oppure di quella pubblicistica- il modo multifunzionale tradizionale”. Il professore Wollman poi, aggiunge una riflessione molto significativa ovvero confronta gli Stati attraverso i dati sul personale statale e cioè la quota di lavoratori dipendente dal governo centrale e di quella dipendente dal governo locale. In Svezia ad esempio, l’83% del personale statale è alle dipendenze dei governi locali, mentre in Italia solo il 13%, nonostante le recenti spinte a decentrare.

Chiude poi l’incontro il dottorando Giuseppe Campanelli dell’Università del Salento con il suo intervento nel quale sottolinea la necessità di analizzare i governi locali in quanto istituzioni più vicine ai cittadini e nell’ottica di una spinta contraria alla globalizzazione, fenomeno che porta a formare ordinamenti sempre più estesi. Ancora, Campanelli osserva come in Italia a livello locale si verifichi un grave deficit di tutela per le minoranze politiche infatti queste non riescono ad attaccare nel merito le deliberazioni delle Giunte (una sentenza del Tar contempla solo lo Ius ad ufficium come eccezione) e come il controllo produca solo responsabilità politiche e non giudiziarie. Inoltre tante altre stranezze affliggono il nostro paese, come per esempio l’incompatibilità di cariche tra Sindaco e Parlamentare: il sindaco non può conservare la carica se vuole entrare in Parlamento, al contrario si e in un anno, su 104 casi di incompatibilità solo 2 sono state dichiarate realmente tali, conclude sempre il dott. Campanelli.

Pubblicato il 15/5/2010 alle 11.46 nella rubrica Articoli pubblicati per la rivista web www.contesti.eu.

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