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Gloriaesposito Solo i fatti contano
Maria Nocerino: cronista condannata per aver svolto il proprio lavoro
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 29 luglio 2011
La libertà d’informazione non è un diritto astratto. Deve essere tutelata ogni giorno, nel concreto. Quale democrazia può funzionare correttamente se l’opinione pubblica viene distorta da informazioni scorrette o unilaterali? Ciclicamente i cittadini vengono offesi da leggi e leggine Bavaglio prodotte ad hoc per imbrigliare tv, web e carta stampata ma non è solo il governo, attraverso la maggioranza parlamentare, a provare a forzare il sistema dell’informazione. Esistono anche casi di minore portata rispetto a quelli a cui siamo abituati a leggere sui giornali ma che fanno più male perché colpiscono persone “normali”, che svolgono il proprio mestiere onestamente tra precariato e difficoltà quotidiane.
 
Quello che è successo a Maria Nocerino, giovane cronista napoletana, ha dell’incredibile: è stata condannata, insieme all’assessore della giunta De Magistris Sergio D'Angelo e all'operatore sociale Manzo, a 4 mesi di reclusione commutati in una sanzione amministrativa di 15000 euro perché ritenuta promotrice di un corteo di 100 persone partito dalla sede della Regione e conclusosi con un sit in davanti al Teatro San Carlo. Il 21 Gennaio scorso un gruppo di operatori sociali del comitato “Il welfare non è un lusso” di cui la Nocerino è addetta stampa aveva manifestato e poi promosso un sit in pacifico davanti al San Carlo per chiedere il pagamento degli stipendi arretrati. La Nocerino, condannata in contumacia, non ha avuto né l’occasione di nominare un avvocato di fiducia, né di spiegare che lei al Teatro San Carlo non era neanche giunta perché dopo il vertice in Regione (dove era stata identificata) era andata immediatamente a scrivere un comunicato stampa.
 
Il Coordinamento Giornalisti Precari Campani si è subito schierato al fianco della giornalista bollando come “ingiusta e vergognosa” la condanna della collega: “Si può essere identificati, condannati in contumacia e sbattuti sulle pagine dei giornali al pari di un delinquente per aver svolto il proprio lavoro di cronista? A Napoli, evidentemente si può: non basta il peso delle nostre esistenze precarie, non serve sbandierare l'articolo 21 della Costituzione; gli spazi di agibilità democratica si sono ridotti paurosamente. La vicenda di Maria è un caso paradigmatico delle difficili condizioni della democrazia in Campania. Se questa è la situazione, siamo pronti a riconsegnare i nostri tesserini di giornalista, visto che sono considerati pericolosi come un'arma”.
 
Anche il Presidente dell’ODG campano Ottavio Lucarelli le ha accordato tutto il suo sostegno: “Maria Nocerino lo scorso 21 gennaio è stata identificata tra i manifestanti mentre svolgeva le sue funzioni di giornalista e ora è stata condannata per aver svolto regolarmente il proprio lavoro seguendo una protesta peraltro non violenta. Ricordo che la libertà di stampa, come la libertà di manifestare, è figlia del diritto democratico e universale di esprimere il proprio pensiero senza bavagli o condizionamenti".
Rifiuti, reagire si può
post pubblicato in Articoli pubblicati sul sito www.lacampaniagiovane.it, il 4 dicembre 2010

NAPOLI - Il problema rifiuti, oltre a danneggiare i cittadini napoletani, sta provocando il sorgere di nuove tensioni tra Nord e Sud, fomentate dalla Lega, che aumentano il divario immaginario tra un’Italia pronta a rimboccarsi le maniche e un’altra che si lamenta, incassando e sprecando i soldi dell’“emergenza” continua.

Questo scontro tra il Nord “efficiente” e il Sud “disastrato” si può notare nel comportamento tenuto dalle principali regioni del Settentrione, che si sono rifiutate (alcune solo in prima battuta) di inviare gli auto compattatori a Napoli, caricare i rifiuti (circa 1800 tonnellate) che ancora sommergono le strade della città e dell’hinterland, e portarli in impianti di smaltimento che funzionano, fuori dalla Campania.

Il governatore Caldoro ha spiegato, dopo l’incontro tenutosi ieri a Roma alla presenza del mediatore Gianni Letta, che sono possibili “intese con otto regioni”, mentre lo stesso Berlusconi è tornato a chiedere la solidarietà di tutti.

Mentre l’assessore comunale all’igiene Paolo Giacomelli ribadisce: "Stiamo lentamente migliorando anche grazie al maggior numero di mezzi che abbiamo in strada. Continuiamo a portare i rifiuti negli impianti Stir di Giugliano e Tufino e nella discarica di Napoli a Chiaiano e nelle prossime notti contiamo di fare una buona raccolta”; i cittadini napoletani non hanno intenzione di demordere: protestano e al contempo pretendono un piano rifiuti dalle istituzioni, senza per questo dimenticare il dovere di sensibilizzare tutti alla raccolta differenziata.

A piazza del Gesù, infatti, si è tenuta ieri la manifestazione promossa da “Campo Libero” per “sostenere l’approvazione di un nuovo piano rifiuti fondato sul raggiungimento dei seguenti obiettivi: riduzione della produzione dei rifiuti, raccolta differenziata, realizzazione di un numero sufficiente di impianti di compostaggio per il trattamento della frazione organica, realizzazione di impianti per il trattamento meccanico a freddo”. Non sono mancate musiche e proiezioni di film.

Anche i napoletani, dunque, possono essere produttivi. Basta averne la possibilità.


Corteo Cobas di Napoli: non convalidato l’arresto del ricercatore precario
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 16 ottobre 2010
 Corteo Cobas di Napoli: non convalidato l'arresto del ricercatore precario
Il giudice Luigi Buono non ha convalidato l’arresto di S.P., dottorando in filosofia e ricercatore precario della Federico II, che ieri ha partecipato al corteo napoletano, organizzato dai COBAS, contro i tagli della scuola e dell’università. E’ possibile che S.P. non abbia udito, mentre correva in direzione opposta ai tafferugli che iniziavano a prendere piede, l’agente che in borghese gli intimava di fermarsi. “Ho cercato di trattenerlo, si è divincolato e sono caduto sul motorino” ha dichiarato in aula, durante il processo per direttissima tenutosi stamani, lo stesso poliziotto. Dunque, senza entrare nel merito del dibattimento che avverrà prossimamente e che, dopo la valutazione del pm, si pensa si potrà concludere con un’archiviazione, le accuse di oltraggio, resistenza e lesioni nei confronti del ragazzo paiono almeno “frutto di una percezione soggettiva dell’agente”, come ci tiene a sottolineare l’avvocatessa della difesa Maria G. de Gennaro.
 
Nei pressi del tribunale, per dar man forte al loro amico, si sono riuniti circa un centinaio di giovani nell’attesa del verdetto. Stefano, portavoce del gruppo, racconta: “Il corteo Cobas era già finito quando un gruppo di studenti è entrato nella zona pedonale di Guantai Nuovi, forse per raggiungere la Regione e poter chiedere i motivi della sospensione delle agevolazioni riguardo l’abbonamento ai mezzi pubblici per gli studenti” e poi “ad un certo punto, ci siamo resi conto di una vera caccia all’uomo perpetrata da agenti in borghese, quindi senza identificativi, della Digos: chiunque sarebbe scappato per istinto al cospetto di due uomini- armadi che ti placcano”.
 
“Quello che vogliamo puntualizzare è la sproporzione tra ciò che è successo e le conseguenze che sono avvenute. Il corteo era pacifico. Si è utilizzato un metodo di repressione cileno” spiega in proposito un altro ragazzo.
 
La vicenda in effetti desta parecchie perplessità e si può intuire un filo che lega le “punizioni” dei manifestanti in tutt’Italia e le recenti uscite del Ministro dell’Interno Maroni a proposito della manifestazione FIOM prevista per oggi a Roma. Il clima non è certamente disteso e si tendono a restringere gli spazi di partecipazione, soprattutto per chi è attivo politicamente nella sensibilizzazione dei cittadini riguardo a certe tematiche, come gli stessi tagli all’università e alla scuola pubblica.
 
“L’ordinanza di oggi”, spiega l’avvocato difensore Elena Coccia, “ci dimostra ancora una volta, come la magistratura ristabilisca la giustizia. E’ una buona prognosi per il futuro, semmai aumenteranno gli scontri, perciò è necessario che sia indipendente dal governo”. Per Francesco Amodio, portavoce dei COBAS di Napoli, questa decisione “ribadisce come la nostra manifestazione di ieri fosse pacifica, salvo intemperanze della stessa polizia”.

Appena libero, S. P. ha raggiunto gli amici che lo aspettavano in trepidante attesa all’ingresso del tribunale e ha espresso il proprio punto di vista su tutta la vicenda: “Hanno calcato la mano perché mi hanno visto come appartenente ad una specifica parte politica, anche se non delego ai partiti il mio impegno civile. In questo periodo c’è la paura che le persone si organizzino “dal basso”, manifestando per i propri diritti e sensibilizzando le persone su alcuni temi che incidono sulla vita quotidiana di ognuno. Perciò la risposta è sempre repressiva.”
 
Rimane la domanda: perché arrestare un ragazzo senza un apparente motivo, senza un’arma in mano, che corre? Perché allestire un cordone di polizia di contenimento se il corteo è pacifico? La paura che possa succedere “qualcosa”, in via ipotetica, può giustificare tutto ciò?
 
Il papà di S. P. dice: “Vorrei vedere altri processi con veri imputati: lo Stato e le istituzioni, che non permettono ai numerosissimi precari di trovare un lavoro e che li costringono cosi, implicitamente, a scendere in piazza”.
Manifestazione per la libertà di stampa
post pubblicato in Eventi, il 16 settembre 2009
Sabato 19 Settembre 2009, dalle ore 16 in Piazza del Popolo (Roma),si terrà la manifestazione organizzata dal FNSI per la difesa della libertà di stampa.

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permalink | inviato da Gloria Esposito il 16/9/2009 alle 12:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il popolo delle libertà siamo noi
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 15 settembre 2009
 

Inutile tenerlo nascosto, ormai. Mr B sta perdendo anche gli ultimi freni inibitori che gli permettevano, almeno in superficie, di sembrare quel liberale che ha sempre detto di essere. Troppe cose non tornano e l’informazione incomincia a fare le bizze, è come un palloncino: a furia di comprimerla è probabile che ti scoppi in faccia.

Oltre alle anomalie RAI, come l’editto bulgaro del 2002 con cui il premier cacciò Biagi, Santoro e Luttazzi e le nomine della dirigenza della televisione pubblica decise a casa del presidente del consiglio, adesso anche Giovanni Floris è costretto a fare un passo indietro: la prima puntata di Ballarò della stagione, ampiamente pubblicizzata, è stata cancellata per fare posto ad uno speciale di “Porta a Porta” sulla consegne delle case ai terremotati.

Bruno Vespa, si sa, riesce a trasformare l’approfondimento giornalistico in celebrazione governativa come nessuno. Ma troppe manovre sono all’orizzonte: "Ballarò" viene spostato senza alcun motivo apparente, perché nessun evento straordinario è alla base dello slittamento della trasmissione, visto che la consegna degli edifici agli abruzzesi era già programmata da tempo;

Michele Santoro lamenta la precarietà della sua troupe, non ancora formata a meno di una settimana dall’inizio di “Annozero”, perché il contratto di Marco Travaglio deve essere ancora firmato (i dirigenti RAI ne devono ancora discutere), inoltre la RAI “stranamente” non diffonde gli spot della trasmissione; alla redazione di "Report" sembra che non sarà confermata la copertura legale per le inchieste; “Parla con me” di Serena Dandini e ”Che tempo che fa” di Fabio Fazio probabilmente non saranno presenti nel palinsesto.

Questa sì che è televisione di Stato. Dopo aver colpito l’informazione tramite denunce a La Repubblica, Gruppo Espresso, l’Unità e aver intidimidito Veronica Lario, la stampa estera, l’Unione Europea, la Chiesa e il Presidente della Camera Fini, sembrava d’uopo dare una “rassettata” alle trasmissioni rimaste, insomma agli spaventosi “cattocomunisti”.

 

Per chi abbia a cuore le sorti della libertà di stampa e più in generale d’opinione, Sabato 19 Settembre, dalle ore 16.00, a Piazza del Popolo (Roma), si terrà una manifestazione indetta dal FNSI.

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