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Gloriaesposito Solo i fatti contano
RAI e donne: la clausola di gravidanza e l'appello dell'Associazione Pulitzer
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 20 febbraio 2012
Lorenza Lei, direttrice generale della RAI, sembra continuare ad avere una relazione complicata (FB docet) con le donne, per come vengono “dipinte” in tv e poi per come vengono “trattate” nella realtà dalla RAI.
 
L’associazione Pulitzer, prima di Sanremo, aveva già lanciato un appello alla dg RAI, rimbalzato tantissimo in internet e su facebook, riguardante un servizio del TG1 a cura di Vincenzo Mollica, in cui, attraverso un siparietto, ripetitivo e -diciamocelo- squallidotto, Morandi e Papaleo presentavano Ivana Mrazova, la valletta del Festival, con il solito stereotipo della “ragazza bella, giovane, straniera e inesperta, che, come una stupida bambolina, viene rimbalzata tra i due uomini affermati che le dicono che cosa deve fare e che cosa deve dire. Una bella marionetta senza testa che per muoversi e parlare ha bisogno di due abili burattinai che hanno tre volte la sua età”.
 
Con l’appello, dunque, si chiedeva alla Direttrice Generale di prendere “pubblicamente posizione contro questo umiliante servizio prodotto dalla sua azienda”; che il TG1 delle 20.00 offrisse uno spazio adeguato affinché i giornalisti che avevano realizzato il servizio e i presentatori potessero scusarsi pubblicamente con le donne italiane; che fossero “immediatamente poste in essere tutte le iniziative necessarie per rispettare gli standard giornalistici degni di un servizio pubblico, nel pieno rispetto dell’immagine e del ruolo della donna”.
 
Invece, sappiamo tutti come è andata a Sanremo. Evviva la donna cantante, purché Belen spogliata. Ma comunque, per la Lei “inspiegabilmente” ancora rogne.
 
Errori di Stampa, coordinamento dei giornalisti precari romani, infatti, ha denunciato una “vergognosa clausola gravidanza” che sarebbe sistematicamente inserita, al punto 10, nei “contratti di consulenza” propugnati ai giornalisti precari della RAI. Nella lettera che EdS ha destinato a Lorenza Lei, il coordinamento lancia ai vertici una duplice richiesta: da una parte l’abolizione della “vergognosa” clausola 10, dall’altro di “porre fine al proliferare di contratti "ultraleggeri", che permettono a Viale Mazzini di “assumere i giornalisti che lavorano per i programmi di rete e non di testata con contratti-truffa come quelli da "consulente", "presentatore-regista" o "programmista-regista". Etichette dietro alle quali, nella gran parte dei casi, si celano redattori che svolgono attività puramente giornalistica. Assunti però senza uno straccio di tutela, pagati a partita IVA e a puntata, a fronte di fatture in cui è vietata inserire la voce INPGI, l'istituto di previdenza sociale giornalistica”.
 
La clausola incriminata, testualmente, reciterebbe: “Nel caso di Sua malattia, infortunio, gravidanza, causa di forza maggiore o altre cause di impedimento insorte durante l’esecuzione del contratto, Ella dovrà darcene tempestivamente comunicazione. Resta inteso che, qualora per tali fatti, Ella non adempia alle prestazioni convenute, fermo restando il diritto della Rai di utilizzare le prestazioni già acquisite, le saranno dedotti i compensi relativi alle prestazioni non effettuate. Comunque, ove i fatti richiamati impedissero, a nostro parere, il regolare e continuativo adempimento delle obbligazioni convenute nella presente, quest’ultima potrà essere da noi risoluta di diritto, senza alcun compenso o indennizzo a Suo favore”. 
 
Il coordinamento Errori di Stampa, quindi, ravvisa una violazione dell’art. 3 Cost., cioè “un ostacolo formale vergognoso al raggiungimento di condizioni di reale eguaglianza fra lavoratori (precari) e lavoratrici (precarie)” in quanto, “se una donna rimane incinta la Rai potrà valutare l'incidenza della gravidanza sulla produttività della lavoratrice e, se questa ne risultasse compromessa, si riserva sostanzialmente di risolvere il contratto”; ancora, “scegliere un figlio potrebbe implicare la rinuncia coatta dal lavoro”.
 
Un bel dilemma, mai sentito, che si riaffaccia nel 2012. Con la crisi. Soprattutto etica. E come direbbe Maurizio Crozza, adesso mi è più chiara la relazione.
 
Fonte testo e immagine clausola: Errori di Stampa
De Gennaro: servono più donne in politica
post pubblicato in Comunicati stampa, il 11 maggio 2011
Napoli- Si terrà oggi pomeriggio alle ore 17 presso il Gambrinus l’incontro con la capogruppo Pd al Senato Anna Finocchiaro per sostenere le donne del Partito Democratico candidate alle prossime elezioni amministrative di Napoli del 15 e 16 Maggio. “È inconcepibile che una città così importante e complessa come Napoli escluda dalla sua rappresentanza una metà buona della società”, spiega Paola De Gennaro, promotrice dell'isola pedonale in Via Scarlatti al Vomero e candidata PD al Consiglio Comunale: “Non possiamo permettere che anche in questa tornata elettorale si eleggano solo uomini al Consiglio. C’è bisogno che tutti facciano uno sforzo per cambiare la nostra città, puntando soprattutto sul progresso, sugli uomini e le donne che valgono.”

11/05/2011- "Il Roma", pag.6
Comunicato stampa
post pubblicato in Comunicati stampa, il 19 aprile 2011

“L’80 per cento dei consiglieri comunali uscenti, 48 su 60, sono ricandidati” spiega Luigi Roano nell’articolo pubblicato oggi su Il Mattino “Esattamente il numero di cui si comporrà il prossimo Consiglio, un paradosso è che se gli uscenti venissero riconfermati tutti l’aula sarebbe composta dallo stesso materiale umano degli ultimi 5 anni”.

Anche in questa tornata elettorale c’è dunque il rischio concreto che vengano eletti solo uomini.  È inconcepibile  che una città così importante e complessa come Napoli escluda dalla sua rappresentanza una metà buona della società. E l’incredibile successo della manifestazione del 13 Febbraio, in cui decine di migliaia di donne  sono scese in piazza per rivendicare pubblicamente la propria dignità e il proprio ruolo, ci impone di lottare affinché anche le istanze femminili siano ascoltate e prese in considerazione.

“È importante che le donne vengano rappresentate al Consiglio comunale perché portano nuove idee,  contribuiscono a trovare soluzioni diverse e creative a problemi vecchi e ormai incancreniti, mettono al centro del dibattito cittadino tutti i temi fondamentali per la comunità” spiega Paola de Gennaro, candidata al Comune per il Pd, che aggiunge: “Le donne sono pragmatiche, concrete, non promettono più di quanto possano realizzare. Curano ogni giorno i cittadini e i loro problemi. Bisogna, perciò, che tutti facciano uno sforzo per dare l’opportunità di cambiare il volto della nostra città”.


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permalink | inviato da Gloria Esposito il 19/4/2011 alle 9:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L'8 Marzo: un'occasione per ripensare al ruolo femminile
post pubblicato in Articoli pubblicati per la rivista web www.contesti.eu, il 8 marzo 2011

L’8 Marzo è tempo di bilanci per le donne. Lavoratrici, mogli, madri, sagge consigliere, dee della casa. Tutti ruoli che nonostante l’evoluzione della società verso l’uguaglianza, almeno formale, si assommano senza una coerenza, senza un aiuto da parte della comunità, senza adeguati servizi che possano almeno evitare sprechi di energia e di tempo per poterne alleviare, almeno in parte, il peso.

L’8 Marzo: un’occasione per ripensare al ruolo femminile

Fonte img: corriereinformazione.it

Aspettarsi tutto dalle donne e al contempo relegarle ad un ruolo marginale nel vivere quotidiano sembra un fenomeno intrinsecamente legato ad una società tradizionalmente patriarcale come l’Italia, imbrigliata da un potere temporale della Chiesa che ne ha limitato- e continua a limitarne nel concreto- la normativa su questioni etiche e civili e la valorizzazione delle differenze sessuali.

I dati del 2011 dell’Eurostat dipingono impietosamente l’Italia come fanalino di coda dell’occupazione femminile in Europa. Per quanto riguarda le donne senza figli, la media UE è del 75,8 per cento di occupazione: la Germania è all’81,8%, la Finlandia 83,2, e via via tutti gli altri Paesi; a chiudere la classifica è l’Italia al 63,9% e Malta al 56,6%. Per le madri con un figlio, invece, il tasso d’occupazione diminuisce: in media nell’Ue il tasso d’occupazione è del 71,3% con la Francia al 78%, la Gran Bretagna al 75%, la Grecia al 61,3%, l’Italia al 59% e, infine, Malta al 45%.

L’occupazione femminile, già fortemente pregiudicata in Italia dalla diffusa mentalità retrograda che rende difficoltoso alle donne l’accesso in ruoli chiavi della società, diminuisce via via che aumentano i figli, proprio a testimoniare una carenza di servizi pubblici di sostegno, quali strutture d’asilo nido etc. Un altro dato, forse più innovativo e che dovrebbe far veramente riflettere, è quello contenuto nella rubrica Vox Populi dell’11 Febbraio 2011 del Venerdì di Repubblica. La domanda che viene proposta al campione statistico (800 persone) è indicare, secondo la propria area di appartenenza elettorale, se in tempi di crisi è più grave che perda il lavoro la donna o l’uomo: per il 57% degli elettori del centrosinistra, il 69% degli elettori del centrodestra e il 65% degli elettori del terzo polo è più grave che sia l’uomo a perdere il posto.

Evidentemente, si dà per scontato che le famiglie monoreddito siano rette dal capofamiglia. Anche perché in Italia - è cosa nota- le pari opportunità si limitano alla poltrona ministeriale di Mara Carfagna.

La vera festa delle donne: la manifestazione "Se non ora quando"
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 14 febbraio 2011
Napoli: la vera festa delle donne: la manifestazione "Se non ora quando"

Tanti bei volti, un fiume di donne ma anche di uomini che ci tenevano ad esserci. La sciarpa bianca? Alcuni con, altri senza. Ma che importa. Piazza Dante a mia memoria non è mai stata così piena “e dovevi vedere il corteo: eravamo circa 20.000, molti si sono dispersi”, racconta chi è arrivato in tempo per l’incontro fissato alle 10.30 a piazza Matteotti.

Una domenica mattina piena di sole, splendida, che sembra essere uscita apposta per avvolgere i manifestanti napoletani che – si capisce alla prima occhiata - da tempo sentivano l’esigenza di mostrare tutto il proprio disgusto per un sistema imperante fatto di soldi, malavita, prostitute di alto bordo e carne da macello. Tante anime per un giorno davvero di “festa”, uno di quelli che sanciscono l’inizio di una “rivoluzione”. Quanto è bella Napoli quando si riempie di gente per le strade, di gente “perbene”, di persone che hanno bisogno di andare oltre la filosofia tutta partenopea del “si piglia chell che vene” per non restare delusi.
 
Ecco, esprimersi così, con semplicità e allegria, davvero un “dopo”, un “dopo” che deve far paura alla dirigenza, perché abitato non solo da giovani ma anche da persone mature e già in là con gli anni. Se vogliamo, metaforicamente, è la dimostrazione di come un enorme bacino elettorale stia scalpitando per un cambiamento.
 
Girando per la piazza gremita e tutta colorata, si intuisce poi che la dignità della donna è centrale in questa giornata, ma ciò che conta realmente è il segnale contro un certo tipo di mentalità del berlusconismo, del merito di facciata delle “tette” e della disponibilità sessuale che esclude dai posti di rilevanza pubblica e dirigenziali tutti e tutte coloro che non sono disposti a nessun compromesso perché sanno di valere ben altro: “A nuje ce dispiace solo pe’ zoccole”, uno degli slogan più graffianti della giornata partenopea come anche “i veri genitori non accettano i bonifici”.
 
Già, perché questa mattinata è piena di persone che non vogliono lanciare un j'accuse rivolto alla escort, ma ai “papponi”, che a tutti i livelli abusano del corpo delle donne, di tutte le donne. Perché per una che si vende o che è costretta a vendersi, tutte le altre ne pagano le conseguenze sul posto di lavoro, tra le mura domestiche, nel quotidiano, in questa società che sembra sempre più arretrata dal punto di vista dei diritti civili e che considera meno di zero i giovani e le donne, che sono il motore del futuro.

Una domenica, dunque, di riscatto, di gioia, di voglia di tornare a pensare alle cose importanti e serie: all’etica, alla dignità di tutti gli esseri umani, alle pari opportunità (quelle vere, non quelle da ministero) che sono legate indubbiamente anche alla crescita economica del paese.
 
Un nuovo inizio insomma, senza Berlusconi e tutti quelli che, con comportamenti proattivi o omissivi ne hanno agevolato l’ascesa e pure ritardato il ricambio.
La nuova Barbie in carriera
post pubblicato in Articoli pubblicati per la rivista web www.contesti.eu, il 12 aprile 2010
 

Fin da piccole le donne sono pilotate verso la cura della casa, dei figli, del proprio aspetto. Basti pensare a tutti i giocattoli destinati alle bambine come le piccole cucine che sfornano i dolcetti e le pietanze, l’asse da stiro completo di ferro di plastica, i bambolotti neonati che piangono e che chiamano la mamma, i giochi per abbinare bene i vestiti, i castelli che bisogna arredare.

barbieOltre a questo, si aggiunge la pubblicità per ragazzine che è abbastanza monotona per il linguaggio e per il contenuto: per essere alla moda bisogna comprare un tipo di scarpe, abbigliarsi in un certo modo, comprare una determinata marca di zaino e di diario. Per la società quindi conta molto l’essere femminili anche in tenera età, sennò si finisce per sentirsi delle povere sfigate fin da piccole.

 Ci si può interrogare se tutto questo non alimenti un circolo vizioso che è quello di guardare alla donna come il sesso debole, quello naturalmente portato per badare alla famiglia, quello per cui i mass media sono ben prodighi di stereotipi da appioppare.

Eppure qualcosa di muove: la Barbie, perfetta con i suoi capelli biondi e il suo corpo senza chili di troppo potrebbe -udite, udite- diventare un’icona della modernità e della rivoluzione rosa.

La Barbie, bambola nata nel 1959 e ancora in forma, è passata indenne per più epoche che l’hanno vista di volta in volta simbolo di femminilità o di distruzione del corpo delle donne. È stata più volte accusata per la sua magrezza di spingere le bambine a diventare nell’adolescenza soggetti sensibili a disturbi alimentari come l'anoressia e la Mattel, la casa produttrice, per ovviare all’inconveniente ha quindi prodotto le Barbie con i fianchi più larghi; per chi invece accusasse la Barbie di perpetrare il modello di donna- casalinga proprio di una società maschilista, ecco che la bambola più famosa del mondo fa carriera: da atleta olimpica nel 1897 passando per ufficiale militare, insegnante, chef, Presidente degli Stati Uniti nel 2000 e chi più ne ha più ne metta.

La novità del 2010 è che la prossima Barbie in commercio sarà un’ingegnere informatico, un lavoro altamente high tech che negli anni passati era quasi tabù per le donne: il popolo di internet ha decretato quale carriera la bambola dovesse intraprendere tra architetto, giornalista, chirurgo e ingegnere informatico attraverso un sondaggio promosso dalla Mattel su Twitter e Facebook.

Ogni ragazzina che attraverso la Barbie guarderà al proprio futuro imparerà che gli ingegneri -come le donne- sono liberi di esplorare infinite possibilità, limitate solamente dalla propria immaginazione ha spiegato Nora Lin, presidentessa Society of Women Engineers.  

La nuova Barbie, vestita di tutto punto per rendere l’idea della autentica donna in carriera nel settore dell’high tech è stata accessoriata realisticamente grazie al lavoro congiunto dei disegnatori Mattel, della National Academy of Engineering e della Society of Women Engineers. 

La Barbie ingegnere informatico è stata presententa alla Fiera Americana del Giocattolo 2010 lo scorso 13 e 14 Febbraio come un’intellettuale che non può fare a meno del computer portatile, delle cuffie per il bluetooth e di occhiali alla moda. Inoltre per rimarcare il concetto di modernità, ad ogni bambola è abbinato un codice che nel sito ufficiale della Barbie rende possibile l’apertura di un’area esclusiva di gioco per le bambine che la compreranno.

Già decisa è poi la prossima carriera della Barbie: la bambola più venduta al mondo vestirà i panni di una giornalista- conduttrice per non scontentare chi ha votato online per questo lavoro ed è arrivato secondo.

Risposta a Massimo Fini sulle donne
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 6 aprile 2010
 

Nonostante Massimo Fini abbia scritto su Il fatto Quotidiano l’articolo "Viva le donne", non posso esimermi dal rispondere scherzosamente al suo pezzo precedente pubblicato daIl Fatto il 27 Marzo scorso, che riporto integralmente attraverso il blog di Antonio Brindisi: http://ilgorgon.blogspot.com/2010/03/donne-razza-nemica.html.

Sotto l’articolo di FIni troverete la mia variazione del suo pezzo. In grassetto le parti che ho cambiato del suo articolo.

Risposta a Massimo Fini sulle donne
"Le donne sono una razza nemica. Bisognerebbe capirlo subito. Invece ci si mette una vita, quando non serve più. Mascherate da “sesso debole” sono quello forte. Attrezzate per partorire sono molto più robuste dell’uomo e vivono sette anni di più, anche se vanno in pensione prima. Hanno la lingua biforcuta. L’uomo è diretto, la donna trasversale. L’uomo è lineare, la donna serpentina. Per l’uomo la linea più breve per congiungere due punti è la retta, per la donna l’arabesco. Lei è insondabile, sfuggente, imprevedibile. Al suo confronto il maschio è un bambino elementare che, a parità di condizioni, lei si fa su come vuole. E se, nonostante tutto, si trova in difficoltà, allora ci sono le lacrime, eterno e impareggiabile strumento di seduzione, d’inganno e di ricatto femminile. Al primo singhiozzo bisognerebbe estrarre la pistola, invece ci si arrende senza condizioni. Sul sesso hanno fondato il loro potere mettendoci dalla parte della domanda, anche se la cosa, a ben vedere, interessa e piace molto più a lei che a lui. Il suo godimento – quando le cose funzionano – è totale, il nostro solo settoriale, al limite mentale (“Hanno sempre da guadagnarci con quella loro bocca pelosa” scrive Sartre). La donna è baccante, orgiastica, dionisiaca, caotica, per lei nessuna regola, nessun principio può valere più di un istinto vitale. E quindi totalmente inaffidabile. Per questo, per secoli o millenni, l’uomo ha cercato di irreggimentarla, di circoscriverla, di limitarla, perché nessuna società regolata può basarsi sul caso femminile. Ma adesso che si sono finalmente “liberate” sono diventate davvero insopportabili. Sono micragnose, burocratiche, causidiche su ogni loro preteso diritto. Han perso, per qualche carrieruccia da segretaria, ogni femminilità, ogni dolcezza, ogni istinto materno nei confronti del marito o compagno che sia, e spesso anche dei figli quando si degnano ancora di farli. Stan lì a “chiagne” ogni momento sulla loro condizione di inferiorità e sono piene zeppe di privilegi, a cominciare dal diritto di famiglia dove, nel 95% dei casi di separazione, si tengono figli e casa, mentre il marito è l’unico soggetto che può essere sbattuto da un giorno all’altro sulla strada. E pretendono da costui, ridotto a un bilocale al Pilastro, alla Garbatella, a Sesto San Giovanni, lo stesso tenore di vita di prima. Non fan che provocare, sculando in bikini, in tanga, in mini (“si vede tutto e di più” cantano gli 883), ma se in ufficio le fai un’innocente carezza sui capelli è già molestia sessuale, se dopo che ti ha dato il suo cellulare la chiami due volte è già stalking, se in strada, vedendola passare con aria imperiale, le fai un fischio, cosa di cui dovrebbero essere solo contente e che rimpiangeranno quando non accadrà più siamo già ai limiti dello stupro. Basta. Meglio soddisfarsi da soli dietro una siepe" di Massimo Fini
 
 
LA MIA RISPOSTA paradossale (l’articolo di Fini "al contrario")
 
Gli uomini sono dei trogloditi. Bisognerebbe capirlo subito. Invece ci si mette una vita, quando non serve più. Mascherati da “sesso forte” sono quello debole. Attrezzati per andare in bagno e basta sono molto meno robusti della donne che vivono sette anni di più partorendo e pulendo, pulendo e lavorando, badando ai figli e pulendo, pulendo casa e accondiscendendo ai mariti “sempre stanchi” che lavorano, che guardano la tv e basta. E fra un po’ andremo pure in pensione come gli uomini senza avere altrettanti diritti. Gli uomini hanno la mente chiusa, ma soprattutto poca spina dorsale. L’uomo fa attenzione ad una cosa sola per volta, la donna è multitasking. L’uomo è noioso, la donna è creativa. Per l’uomo la linea più breve per congiungere due punti è la retta, per la donna è l’arabesco perché ama ciò che è complesso. Lei è insondabile, sfuggente, imprevedibile. Lui pare un morto subito dopo la fase dell’innamoramento. Al confronto della donna il maschio è un bambino elementare che, a parità di condizioni, lei si fa su come vuole. Se l’uomo si trova in difficoltà sul lavoro, allora si fanno girare le voci sulle presunte vivaci relazioni sessuali delle donne, eterno e impareggiabile strumento di sopraffazione, d’inganno e di ricatto maschile per sentirsi superiori. Al primo sentore bisognerebbe estrarre la pistola, invece ci si arrende spesso a seguire l’iter giudiziario. Sul sesso hanno fondato il loro potere mettendoci dalla parte della risposta, anche se la cosa, a ben vedere, molto spesso interessa e piace molto più a lui che a lei (ma lui continuerà ad essere convinto del contrario perché le donne sanno anche fingere, mentre l’uomo si è fermato ad una fase evolutiva precedente). Il godimento delle donne – quando le cose funzionano (cioè quasi mai) – è totale, quello dell’uomo solo settoriale, al limite mentale (“il sangue o confluisce al cervello o al pene” scrive Una Chelasalunga). L’ uomo è baccante, orgiastico, dionisiaco (e quando va male è Gasparri), per lui nessuna regola, nessun principio può valere più di un istinto vitale, basta provare a non farlo mangiare o dormire per un po’. Rimarrà incazzato per ore e ore, l’uomo non sopporta alcuno stress. E’ quindi totalmente deludente. Per questo, per secoli o millenni, l’uomo ha cercato di irreggimentare la donna, di circoscriverla, di limitarla, perché nessuna società maschilista può stare al passo con la profondità del pensiero delle donne libere. Ma adesso che stiamo conquistando una parvenza di pari opportunità gli uomini sono diventati davvero insopportabili. Sono micragnosi, burocratici, manipolatori per ogni diritto che in una società civile dovrebbero condividere con l’altro sesso. Han perso, per qualche posto di rilievo sottratto loro dalle donne dopo anni e anni di fatica e di dimostrazioni di esserne all’altezza contro ogni pregiudizio, ogni onestà intellettuale nell’accettare i cambiamenti sociali, capacità di condivisione, ogni istinto di comprensione nei confronti della moglie o compagna che sia (senza contare le ripercussioni sui figli) ogni volta che si indignano perché la donna guadagna più di loro e frignano perché hanno perso i “pantaloni”. Stan lì a “fare rappresaglie e ostruzionismo” ogni momento sulla loro condizione di depredati della propria virilità e sono pieni zeppi di privilegi, a cominciare dalla facilità d’accesso ai lavori più remunerativi. La donna è l’unico soggetto che può essere sbattuta da un giorno all’altro sulla strada perché incinta. E l’unico soggetto che continuamente deve lottare contro le insidie della Chiesa e della politica che vogliono privarla della possibilità di decidere per sé e della propria sessualità. Per non parlare della difficoltà di conciliare vita lavorativa, familiare e intima al meglio, per non pesare sul marito assicurandogli tutti i confort della vita di prima ovvero quando la donna non aveva altra scelta che fare la casalinga. Alcuni uomini dicono che la donna non fa che provocare, sculettando in bikini, in tanga, in mini (“si vede tutto e di più” cantano gli 883), e anche se fosse? Questo giustifica che le si palpi il sedere in un ufficio? Mettiamoci d’accordo: le donne in questa società maschilista-mediatica sono costrette ad essere belle, magre, ben fornite per avere successo. E poi dovrebbero pure essere molestate senza fiatare, magari ringraziando? Qualcuno dice: “se dopo che ti ha dato il suo cellulare la chiami due volte è già stalking, se in strada, vedendola passare con aria imperiale, le fai un fischio, cosa di cui dovrebbero essere solo contente e che rimpiangeranno quando non accadrà più siamo già ai limiti dello stupro”.
 
Peccato che lo stalking è una forma di tutela prevista anche per gli uomini (se non si informano non è colpa nostra) e poi chi dice che alle donne i fischi per strada piacciano. Notiziona ANSA: ci danno solo fastidio. Basta, gli uomini sono patetici. Meglio l’inseminazione artificiale e perché no imparare ad essere idioti quanto loro. Ma non credo che ce la faremo.
 
Ps: Gentile Massimo Fini, l’apprezzo spesso per quel che scrive. Le do un consiglio se posso permettermi: non scriva più articoli sulle donne. Questo era divertente (la mia risposta ovviamente è scherzosa), ma la sua capacità di analisi è più produttiva in altri ambiti. Non so se il suo fosse sarcasmo nell’articolo o un modo per rimarcare il problema degli affidamenti dei minori nelle separazioni. Mi piacerebbe saperlo per curiosità. In ogni caso la differenza vera tra un uomo e una donna è che nessuna donna avrebbe mai scritto un articolo sugli uomini su Il Fatto. Non ne sentiamo la necessità. Evidentemente Freud ci ha visto male: al giorno d’oggi non c’è più l’invidia del pene, ma forse il contrario.
Cordiali saluti,
Gloria
Pari opportunità: la Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari al servizio delle donne
post pubblicato in Articoli pubblicati per la rivista web www.contesti.eu, il 26 gennaio 2010

La Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari (FIDAPA), configurata come fondazione senza fini di lucro e affiliata alla "International Federation of Business Professional Women", promuove la reale integrazione femminile nell’ambito sociale, professionale e lavorativo, affinché le pari opportunità possano un giorno definirsi una conquista acquisita.

fidapa1Lo statuto della FIDAPA, fondata nel 1930,  definisce con chiarezza, all'articolo 3, gli scopi e le finalità della Fondazione: "è un movimento di opinione indipendente, non ha scopi di lucro, persegue i suoi obiettivi senza distinzione di etnia, lingua e religione". Affinché possa essere realizzata in concreto la mission associativa, la Fidapa prevede un ventaglio di iniziative, che vanno dalla sensibilizzazione delle istituzioni per una effettiva attuazione delle pari opportunità alla organizzazione di corsi e seminari presso istituti di alta rilevanza alla presentazione di istanze specifiche per rimuovere ogni forma di discriminazione e a valorizzare le  competenze e il miglioramento della vita - non solo lavorativa - delle donne.
 

La FIDAPA in cifre

 

La FIDAPA (www.fidapa.it) conta a oggi circa 11500 donne affiliate in tutta Italia ed è articolata in 277 sezioni territoriali, raggruppate in sette distretti. La procedura di associazione prevede nell’articolo 4 dello Statuto, che almeno il 75% delle socie siano donne italiane - e straniere residenti - che svolgano o abbiano svolto specifica attività lavorativa nel campo delle Arti, delle Professioni e degli Affari, ma la Federazione è aperta a tutte le donne che si distinguono per l’impegno, la dedizione e per le opere di volontariato; vi è inoltre la possibilità di creare, nelle sezioni, dei gruppi FIDAPA Giovani che accolgono le donne di età compresa tra i venti e i trent’anni. 

Tutte le cariche in seno alla FIDAPA, sia a livello nazionale, distrettuale  e di sezfidapaione, sono esercitate a titolo completamente gratuito e vengono rinnovate ogni due anni   Per ogni biennio viene inoltre definito un tema nazionale - per il biennio 2009-2010 "Il percorso del rispetto: l'esperienza della donna nella realtà culturale e socio-economica" - a cui tutte le socie di ispirano e si attengono per la ideazione e la realizzazione di specifici progetti.

La FIDAPA è stata altresì tra le federazioni internazionali cofondatrici, insieme a quelle di Austria, Canada, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti d'America, della International Federation of Business and Professional Women, oggi conosciuta anche come BPW International - Federation of Business and Professional Women, presente in oltre ottanta nazioni, il cui tema per il triennio 2008-2011 è "Il potere di fare la differenza".

Nonostante la realtà variegata e la struttura complessa della fondazione, ciò che balza all’occhio sono la semplicità e la chiarezza nell’esporre gli obiettivi e la confidenzialità tra le socie: l’incipit delle linee guide programmatiche per il biennio 2009-2011 esplicitate in un testo scritto dalla presidente nazionale Giuseppina Seidita, è care amiche e le parole chiave che ricorrono sono condivisione, coerenza, rispetto dei ruoli, collaborazione. Giuseppina Seidita chiarisce poi anche quali debbano essere i rapporti all’interno dell’organizzazione: ci si deve impegnare per un lavoro collegiale che rifiuta episodi di protagonismo perché privilegia l’essere e non l’apparire.

Al di la della dichiarazione di intenti, la FIDAPA riesce a focalizzare il proprio lavoro su  problematiche concrete: ampio spazio viene riservato all’investimento in risorse umane, al proselitismo, all’informazione e alla comunicazione, fondamentali per un’organizzazione che funzioni.

L’associazione promuove inoltre premi che godono di prestigio nazionale e internazionale, come il "Rita Levi Montalcini”, volti alla ricerca dell’eccellenza italiana, e che configurano la fondazione FIDAPA come fiore all’occhiello dell’intero settore no profit italiano.


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permalink | inviato da Gloria Esposito il 26/1/2010 alle 18:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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