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Gloriaesposito Solo i fatti contano
Cosa prevede il ddl intercettazioni e perchè è essenziale salvaguardare la libertà d'espressione e di stampa

Il ddl intercettazioni porta “sfiga”. E’ incontrovertibile. Ci hanno provato tutti e due gli schieramenti politici a proporlo e nessuno è mai riuscito a farlo approvare. La prima volta la legge “bavaglio” passava sotto il nome di legge Mastella: di li a poco il governo Prodi sarebbe caduto. Il governo Berlusconi qualche anno dopo, ignaro del pericolo, ripropone il bavaglio con qualche diversità (ma la sostanza non cambia) con la cosiddetta legge Alfano e manco a dirlo è proprio in Commissione che il mal di pancia dei finiani si fa sentire e la legge viene di nuovo accantonata. Adesso, è chiaro, vogliono proprio farsi del male quelli del PDL, con un masochismo che sfida il tempo e la storia, evidentemente: eccola qua, la nuova versione del ddl intercettazioni. Tempo più o meno un paio di settimane, in cui il web e la carta stampata hanno messo in campo tutto quello che può definirsi “resistenza” civile ma sembrano ormai non esserci più speranze perché la volontà politica sembra troppo forte per infrangersi, arriva un insolito e squassante crack del governo sull’approvazione del bilancio consuntivo, che condizionerà inevitabilmente tutti i voti che verranno. E’ vero, qualcuno penserà, ribattendo, che già si sapeva da tempo che la maggioranza di governo non esisteva più, ma nessuno potrà convincermi del fatto che la debacle del governo sia solo una pura coincidenza: tutto succede proprio per boicottare questa legge insulsa e “liberticida” (prendo in prestito il linguaggio colorito del PDL). Voglio pensare, un po’come due secoli fa Smith credeva esserci una mano “invisibile” che autoregolasse il mercato, che a difesa della nostra bellissima Costituzione, ci siano i padri costituenti a vegliare dall’alto e perché no, a fare in modo che leggi del genere, contro l’art.21 Cost che recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.”, vengano spazzate via, così come gli stessi governi italiani che attentino ad un caposaldo della democrazia come la libertà di espressione ed, in particolare, alla sua forma di diffusione per eccellenza: la stampa.

 Ma veniamo a noi: cosa prevede l’ultima versione della legge Bavaglio? I punti del contendere sono fondamentalmente due.

Il primo riguarda la libertà d’espressione sul web, di cui all’art 29,1 detto “comma ammazza blog” della legge Alfano, ed in particolare: “Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono””””. Il governo avrebbe voluto inserire l’obbligo di rettifica di una qualsiasi notizia o commento entro le 48 ore, lasciando visibile per trenta giorni il testo inviato da chi si ritiene offeso o diffamato, o anche solo criticato. La sanzione pecuniaria per chi non ottempera sarebbe pesantissima (da 7.500 euro a un massimo di 12.500 euro). Un primo problema, dunque, sarebbe l’equiparazione dei blog alle testate giornalistiche online poiché l’obbligo di rettifica e la conseguente salatissima sanzione, colpirebbe entrambi in egual modo (diventando un ottimo deterrente alla pubblicazione di notizie). Un'altra assurdità è che la rettifica dovrebbe essere pubblicata e lasciata in pagina indipendentemente dal fatto che il contenuto dell’articolo sia vero o meno (es: nel mio blog pubblico un post in cui dico un fatto vero; una persona si sente offesa o criticata da quello che ho scritto per cui chiede una rettifica in quanto i contenuti sono da lui “ritenuti lesivi della propria reputazione o contrari a verità”; dal canto mio, quindi, dovrò inserire e rendere visibile per forza la sua rettifica entro 48 ore se non voglio cadere nella sanzione, anche se la richiesta è totalmente campata in aria). Questo è il motivo per cui su internet è scoppiato il putiferio: oltre alle tantissime manifestazioni in piazza di dissenso, ha sortito un grande effetto l’auto-oscuramento di qualche giorno di  Wikipedia, che ha voluto protestare così contro questa legge: “Cara lettrice, caro lettore in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero”. Dopo qualche giorno, una volta eliminato il black out, è comparso questo messaggio, se si apriva una qualunque voce italiana dell’ “encicolpedia online, collaborativa e gratuita”: “Il 4, 5 e 6 ottobre 2011 gli utenti di Wikipedia in lingua italiana hanno ritenuto necessario oscurare le voci dell'enciclopedia per sottolineare che un disegno di legge in fase di approvazione alla Camera potrebbe minare alla base la neutralità di Wikipedia. Sono stati proposti degli emendamenti, ma le modifiche al disegno di legge verranno discusse solo a partire dal prossimo mercoledì 12 ottobre. Non sappiamo, quindi, se sia ormai scongiurata l'approvazione della norma nella sua formulazione originaria, approvazione che vanificherebbe gran parte del lavoro fatto su Wikipedia. Grazie a chi ha supportato la nostra iniziativa, tesa esclusivamente alla salvaguardia di un sapere libero e neutrale”. Bisogna dire, a onor del vero, che in Commissione si era giunti ad un compromesso (compromesso che in quanto tale è comunque a ribasso perché tocca la libertà di espressione) eliminando l’equiparazione blog e testate registrate online, per cui solo per le seconde sarebbe rimasto l’obbligo previsto di rettifica entro 48 ore.

Per quanto riguarda le altre norme oggetto del contendere, invece, nascondono - anche se fin troppo chiaramente- specificamente l’esigenza del governo Berlusconi di porsi al riparo dalle intercettazioni delle Olgettine e co e dalla stampa che ne pubblica e ne diffonde i contenuti (come del resto succede in ogni democrazia “sana”, forse la nostra non lo è?!). Giulia Bongiorno (FLI), relatrice del ddl Alfano, si è dimessa dall’incarico, in seguito all’approvazione, da parte del Comitato dei nove in Commissione Giustizia della Camera, dell’emendamento Costa (PDL), che prevede l’impossibilità di pubblicare, anche per riassunto, le intercettazioni prima della così detta “udienza filtro”, in cui viene eliminato tutto quel materiale considerato non rilevante per l’inchiesta, cioè le intercettazioni che dopo l'udienza-stralcio vengono messe da parte nell’archivio di segretezza e  quelle che il pm non fa trascrivere quando manda al giudice una richiesta di misura cautelare. “Questa è una legge che preclude la possibilità di dare notizie dilatando a dismisura i tempi di pubblicazione. Ci sono voluti due anni per arrivare a un accordo condiviso e adesso, allo schioccare di dita del premier, quell’accordo è saltato. La legge così è inaccettabile. Alfano non esce delegittimato, ma doveva tenere il punto a prescindere dalle richieste di Berlusconi”, ha spiegato la stessa Bongiorno, che chiedeva di approvare il testo licenziato un anno fa grazie alla sua mediazione, che invece permetteva ai giornalisti di riportare fino all’udienza filtro almeno il contenuto delle intercettazioni. La Commissione poi, ha dato parere positivo anche all'emendamento di Manlio Contento (PDL) che inserisce il carcere da sei mesi a tre anni pure per i cronisti che pubblicano le intercettazioni cosiddette "irrilevanti" ai fini dell’indagine, tenendo presente, invece, che l’originario art. 617 del ddl, prevedeva la reclusione “solo” per chi pubblicava atti di cui è stata ordinata la distruzione o che dovevano essere espunti perché coinvolgevano persone estranee all’inchiesta.

Non si sa comunque se il ddl intercettazioni nella sua attuale formulazione (o nelle prossime, magari sempre più peggiorative) riuscirà prima o poi ad essere approvato. Per fortuna che dall’alto i padri costituenti, in un modo o nell’altro, vegliano su di noi.

Ripartire dalla Costituzione: l'acqua bene comune e diritto fondamentale
post pubblicato in Articoli pubblicati per la rivista web www.contesti.eu, il 26 giugno 2010
 

“Ripartire dalla Costituzione” è il titolo evocativo assegnato all’ultimo incontro del ciclo “Seminari internazionali di Diritto Pubblico Europeo”, tenutosi alla Facoltà di Economia dell’università Federico II di Napoli.

Ripartire dalla Costituzione: l'acqua bene comune e diritto fondamentale

Padre Alex Zanotelli. Fonte: mediconadir.it

Il popolo sovrano può riprendere il proprio futuro sulla gestione dei beni comuni, spiega il professore di Diritto civile dell’Università di Torino Ugo Mattei, uno dei redattori del referendum per l’acqua pubblica; dal 1989, dalla caduta del muro di Berlino, il settore privato è stato considerato come soluzione a tutti i guai prodotti dal pubblico, infatti prima esisteva ancora uno sforzo politico ben visibile di ridurre le disuguaglianze, ribadisce il professore, che sottolinea artatamente è stata creata una contrapposizione tra il concetto di sovranità dello Stato e il mercato come sovranità dell’individuo: esiste una categoria di beni comuni che vanno al di là delle due visioni, coinvolgendo i cittadini nei modelli di diffusione del potere. Ripartire dalla Costituzione dunque, sta a significare che la vera riforma in Italia dovrebbe essere la reale attuazione dei principi costituzionali.

Invitato a partecipare alla tavola rotonda è poi padre Alex Zanotelli, missionario comboniano e ormai simbolo delle battaglie della cittadinanza in nome di una società più giusta e rispettosa dei diritti di tutti. Toccherà alla vostra generazione capire come salvare il Pianeta. Avete un compito immenso, dice con voce pacata ma decisa padre Alex rivolgendosi alla platea di giovani universitari

Dopo aver vissuto 12 anni nelle baraccopoli di Korogocho in Kenia tutto è cambiato in me. Oggi è la gente bianca che deve essere convertita, perciò ho deciso di dare una mano a quest’Italia che sta sprofondando. Viviamo in un mondo che nega il concetto di diritto: O’ Sistema, che ammazza per fame e per potere. Dove sono i diritti quando un miliardo e venti milioni di persone muoiono di fame, non perché il cibo non ci sia ma perché non si hanno i soldi per comprarlo? Il 20% dell’umanità si pappa l’80% delle risorse e prosegue: Questo 20% riesce a tenersi le risorse grazie alle armi. Ci avete fatto caso che i 24 miliardi di euro che servivano per la manovra finanziaria di correzione di Tremonti è la stessa entità che è assegnata alla Difesa? Tocca a voi immaginare uno stile di vita grazie al quale tutti possano vivere decentemente.

Riguardo all'acqua:

Avete mai pensato di privatizzare vostra madre? Dall’acqua discende la vita. Ormai l’oggetto del desiderio non è più il petrolio ma l’acqua, infatti la finanza già si sta occupando di smuovere i capitali. E’ la finanza a governare, non illudetevi, prosegue poi spiegando la necessità di riconquistare tutti insieme uno ad uno i beni comuni. Non si può vivere senza acqua e senza aria. Questi sono diritti. Quando la collettività se li riprenderà allora potremo dire di vivere in una democrazia. In nome della vita.

Alla fine dell’incontro si è data ampia possibilità ai ragazzi di fare delle domande. La prima è stata rivolta a padre Alex: Come si può promuovere il referendum per l’acqua pubblica o combattere delle battaglie quando l’informazione dei mass media è cosi palesemente manovrata da altri interessi?. Il problema dell’informazione è centrale, spiega il padre comboniano, con questa Tv non ci può essere democrazia. La società è piena di notizie ma non ha compreso la verità dei fatti, prosegue con una battuta: La più grande grazia che ho ricevuto durante il periodo nelle baraccopoli è stata perdere 12 anni di tv italiana. Ognuno di noi deve fare uno sforzo in proprio per informarsi, per esempio internet offre buon materiale. Spegnete la tv e leggete. E soprattutto non basta informarsi, è necessario che le informazioni si condividano con altre persone. Dobbiamo inventarci altre vie alternative ribadisce, padre Zanotelli.

La mia domanda invece ha riguardato il referendum sull’acqua pubblica e in particolare una nuova chiarificazione sul punto dibattuto dall’IDV, ovvero l’eventuale vuoto legislativo che potrebbe verificarsi e dunque portare la Corte Costituzionale a dichiarare illegittimi i quesiti referendari. Risponde il professore di Diritto pubblico Alberto Lucarelli, promotore della tavola rotonda e redattore del referendum: Non vogliamo mettere una bandiera bianca sul referendum prima di provare ad andare avanti come ha fatto l’IDV, redigendo un quesito che riguarda solo il Decreto Ronchi e non gli interventi pregressi di privatizzazione effettuati sul bene comune acqua. Stiamo già organizzando tre o quattro gruppi nazionali di studio che si concentreranno sugli eventuali problemi che la Corte potrebbe riscontrare. Inoltre i referendum non si inventano, sono e devono essere frutto di un percorso lungo, visto che toccano temi delicati. Rimane comunque la stranezza del cambiamento di fronte dell’IDV, che ha creato indubbiamente imbarazzo.

I rifiuti radioattivi e i diritti delle generazioni future
post pubblicato in Articoli pubblicati per la rivista web www.contesti.eu, il 26 giugno 2010
 

La responsabilità intergenerazionale è tutt’oggi un tema estremamente controverso. Eppure fondamentale. In particolare per l’energia nucleare.

I rifiuti radioattivi e i diritti delle generazioni future

Fonte: solofinanza.it

Il prof. Raffaele Bifulco, docente di diritto pubblico dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope, incomincia il suo intervento, nell’ambito del seminario I rifiuti radioattivi e i diritti delle generazioni future, ponendo l’accento sul decreto legislativo 31/2010 del Febbraio scorso che dà il via libera al nucleare in Italia.

L’energia nucleare dunque, di fatto diviene energia cardine della più ampia strategia di approvvigionamento energetico sostenuta dal Governo. Ovviamente in un’ottica di responsabilità verso le future generazione, il ritorno al nucleare può essere fonte di dibattito, considerando che ancora non si è riusciti a trovare un metodo di smaltimento delle scorie radioattive tale da non comportare alcuna perplessità, anche di natura scientifica.

La Convenzione sui diritti dell’uomo e sulla biomedicina (Oviedo 1997) del Consiglio d’Europa è fondamentale per comprendere il concetto di responsabilità intertemporale ed è una sorta di dichiarazione delle generazioni presenti nei confronti delle generazioni future, spiega il professore. Il trattato di Oviedo si divide in tre parti: i presupposti per la tutela di chi verrà dopo; gli oggetti da proteggere per preservare le generazioni future; i principi da perseguire per una tutela efficace.

La responsabilità intergenerazionale si nutre quindi di questi presupposti: la libertà di scelta delle generazioni future nel decidere il proprio sistema politico- economico e la preservazione dell’umanità. Per quanto riguarda gli strumenti da tutelare troviamo: l’uomo stesso, l’ambiente, la biodiversità, il patrimonio culturale. Per i principi- guida per tutelare efficacemente chi verrà in futuro, invece si fa riferimento: al patrimonio comune dell’umanità, alla pace, allo sviluppo culturale e al principio di non discriminazione.

Tra gli istituti internazionali con chiaro respiro intertemporale si può riconoscere il patrimonio comune dell’umanità, nato inizialmente per la spartizione e lo sfruttamento dei mari da parte degli Stati e poi esteso a pochi beni (l’accordo finale comprende solo la cosiddetta Zona definita nel diritto internazionale e i fondali dell’oceano) che vengono sottratti alla giurisdizione delle singole entità sovrane e vengono gestiti dalla Comunità internazionale, la quale ripartisce tra tutti gli Stati gli eventuali profitti e utilizza questi beni solo per scopi pacifici. Un regime protetto comprende anche la Luna, lo spazio cosmico e l’atmosfera.

Circoscrivendo il discorso all’Italia, anche la nostra Costituzione può essere interpretata in chiave di responsabilità intertemporale: l’art. 1 che dice La Sovranità appartiene al popolo potrebbe far riferimento anche al popolo che verrà in futuro, oppure l’art. 2 la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo potrebbe comprendere anche gli uomini che vivranno dopo di noi e cosi via. E’ palese che le Costituzioni, in quanto fondamento dei principi ispiratori degli Stati, accolgano già in sè l’intertemporalità dal momento che aspirano a durare nel tempo. Il concetto di responsabilità nei riguardi delle generazioni future però deve essere definito dal legislatore concretamente attraverso i doveri delle generazioni presenti verso coloro che verranno poi, dice il prof. Bifulco.

Riguardo al nucleare, il problema delle scorie radioattive diviene cruciale per le generazioni future se si considera che lo smaltimento, a seconda della radioattività, può durare dai 30 ai 10.000 anni. In Svezia già nel 1989 si è compreso come vi sia la necessità di un’azione etica di fronte all’incertezza, spiega ancora il prof, in quanto le generazioni che vivono nel presente non conoscono con precisione tutte le conseguenze future delle scorie radioattive, per cui adesso bisogna permettere a chi verrà poi di controllare il sito di smaltimento, dove vengono interrate e sigillate le scorie.

In quest’ottica negli USA, seguendo gli studi svedesi, è nata una tecnica per lo smaltimento delle scorie che permetterà alle generazioni future di recuperare le scorie che le generazioni attuali interrano: la cosiddetta recuperabilità/reversibilità dello stoccaggio geologico.

Finalmente in edicola "Il Fatto Quotidiano"
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 22 settembre 2009
 
 


Domani 23 settembre sarà in edicola il primo numero de “Il Fatto Quotidiano”, diretto da Antonio Padellaro, che ancor prima della pubblicazione può contare su 28000 abbonamenti già sottoscritti. 

Il giornale sarà distribuito nelle maggiori città e consisterà di 16 pagine, di cui le prime otto riguarderanno l’attualità mentre le altre la cultura, lo sport, gli spettacoli. Il quotidiano, che uscirà sei giorni su sette, non avrà padroni: la proprietà è interamente nelle mani di chi scrive e dei piccoli azionisti, un esempio inedito in Italia di “editore puro”. Inoltre non verranno percepiti i finanziamenti pubblici, per cui tutto dipenderà dalle vendite e dai lettori. 

“Il 60% degli abbonati ha scelto la versione pdf del giornale, segno che i nostri lettori sono giovani”, dice Padellaro. La redazione, ridotta all’osso e scherzosamente chiamata “la sporca dozzina”, sfodera firme di spicco: Luca Telese seguirà la politica, Gomez e Marco Lillo le inchieste, Furio Colombo risponderà alle lettere, all’economia Stefano Feltri e Francesco Bonazzi; ci sarà anche Beatrice Borromeo e tutti i giorni scriverà Marco Travaglio, che, riguardo alla crisi della carta stampata, spiega: “c’è spazio per i giornali che offrono qualcosa di più e raccontano fatti che la tv non dice”. 

Il primo editoriale di Padellaro sarà incentrato sulla “Costituzione”e il direttore spiega che “l’antiberlusconismo non è l’idea su cui si fonda il giornale”. Il quotidiano sarà quindi rivolto a tutti i lettori interessati a “notizie fresche e verità scomode”, insomma a quelli che desiderano saperne di più
 
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