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Gloriaesposito Solo i fatti contano
Inchiesta camorra e imprese: arrestati docenti universitari e commercialisti
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 20 marzo 2012
Sorpresa e sgomento. Queste le reazioni a caldo da parte dei docenti di Monte Sant’Angelo. Già, perché quello di ieri notte non è stato un blitz come se ne sentono tanti nei telegiornali. Questa volta, infatti, tra gli arrestati ci sono anche professori di spicco della facoltà di Economia della Federico II di Napoli. I protagonisti – alcuni docenti e collaboratori di diritto tributario – che figurano tra le 60 persone coinvolte nell’intera operazione svoltasi prevalentemente in Campania, sono stati raggiunti di notte dall’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare, emessa dalla Direzione Distrettuale Antimafia, e pervenuta dai militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza.
 
L’inchiesta giudiziaria, che riguarda ben 16 persone nel ruolo di giudici tributari, in aggiunta a funzionari deputati al controllo fiscale e commercialisti, si è incentrata inizialmente sugli “affari illeciti” di esponenti del clan Fabbrocino, della zona di Nola e vesuviana; poi via via si è estesa fino a coinvolgere dipendenti pubblici e imprenditori.
 
Si può leggere da “Il Mattino” di Napoli: “Gli inquirenti e i finanzieri hanno accertato che decine di contenziosi tributari sarebbero stati oggetto di episodi di corruzione e che in tal modo si sarebbero risolti in maniera favorevole ai ricorrenti, spesso in odore di camorra, con grave danno per le casse dello Stato”.
 
I reati contestati nell’intera inchiesta ai vari indagati sono numerosi e molto “gravi”: dal concorso esterno in associazione camorristica al riciclaggio, dalla corruzione in atti giudiziari al falso.
 
Oltre all’esecuzione di arresti domiciliari, detenzione in carcere e divieto di dimora a Napoli, sono stati pure sequestrati beni immobili, titoli azionari, automobili per circa un miliardo di euro.
Le energie rinnovabili: la situazione in Campania e non solo
post pubblicato in Articoli pubblicati sul sito www.lacampaniagiovane.it, il 28 aprile 2011
fotovoltaico

La Terza rivoluzione, quella “verde”.

Alla luce del dibattito sul nucleare, in particolare dopo l’emergenza Fukushima in Giappone, è opportuno domandarsi se la fissione dell’atomo di uranio sia davvero l’unica strada percorribile per rendere l’Italia meno dipendente dagli altri paesi dal punto di vista energetico. Soprattutto considerando che, ad oggi, nessuno scienziato è in grado di risolvere il problema (collaterale?!) dello smaltimento delle scorie nell’evoluzione della tecnica, questa diventa “reversibile”, cioè le scorie verranno sotterrate in maniera tale che le generazioni future avranno la possibilità di recuperarle dal sottosuolo per smaltirle una volta che, presumibilmente, avranno trovato la soluzione definitiva all’annosa questione. In ogni caso, esistono anche altre fonti di energia, le cosiddette “rinnovabili”, le quali nonostante non possano risolvere a pieno il problema energetico dell’Italia, sicuramente potrebbero apportare al paese un contributo essenziale per quanto riguarda il suo sviluppo, anche economico. In Campania, secondo i dati più recenti diffusi dall’ENEL, ben 2.141 nuovi impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili di privati, enti o pubbliche amministrazioni si sono connessi alla rete elettrica nel 2010, quando fino al 2009 erano solo 732: si è assistito, dunque, ad un vero boom dell’energia verde. In particolare, il 90% circa di questi impianti traggono dal sole la loro energia, con un range di potenza che va da 1,5 kilowatt a 6 Megawatt (MW); circa l’80% delle istallazioni alla rete elettrica sono state poi effettuate da impianti piccoli e medi. “Grazie all’energia proveniente dal sole e al lavoro svolto da Enel in fase di connessione, all’inizio del 2011 la Campania si è arricchita di altri 27 MW di energie rinnovabili, in grado di coprire il fabbisogno energetico di oltre 12.000 famiglie” si legge nella nota dell’ENEL. Per quanto riguarda poi la classifica dei capoluoghi campani più virtuosi: “Le province che spiccano all’inizio del 2011 sia per il numero di nuove connessioni alla rete che per potenza installata, sono quelle di Salerno, con 883 impianti e oltre 9 MW e Napoli, con quasi 685 impianti e oltre 7 MW; terzo posto per Caserta con 559 impianti per oltre 10 megawatt complessivi. La classifica si completa con Avellino con 389 impianti e Benevento con 357 impianti, con una potenza di oltre 4 megawatt per ciascuna provincia”. Si è potuto raggiungere questo rilevante risultato “anche grazie all’impegno costante di Enel che opera sia per rispondere con efficienza alle richieste di allacci alla rete di impianti fotovoltaici, che nel 2010 sono state tantissime, sia per sviluppare un progetto di rete per il futuro ormai prossimo. Una rete elettrica simile a internet: tutti accedono, prendono e forniscono energia, scambiano informazioni e sono attivi”- spiega Sergio Severa, responsabile Vettoriamento di Enel distribuzione Campania, che aggiunge: “La rete elettrica del futuro sarà quindi intelligente (Smart Grid) e in grado di far dialogare produttori e consumatori”. Praticamente è quello che ha sempre teorizzato Jeremy Rifkin, economista di caratura mondiale che si occupa in particolare delle nuove energie auspicando “una terza rivoluzione industriale” perché, come ribadisce, “le grandi svolte nella storia dell’uomo sono sempre avvenute quando c’è stata convergenza tra nuovi sistemi energetici e rivoluzioni comunicative”. Soprattutto il “petrolio, gas naturale e uranio sono energie al tramonto” sostiene Rifkin, perché oltre a essere fonti che si stanno esaurendo, la  loro “impronta ecologica” è troppo eccessiva per essere sostenibile alla luce dei cambiamenti climatici che stiamo vivendo. Il concetto di base è questo: utilizzare l’energia “diffusa” come acqua, vento, sole, calore derivante dal sottosuolo in un’ottica innovativa in cui ogni edificio possa diventare “una micro-centrale energetica”, “una struttura ad energia positiva che produce più di quanto consuma” e collegarsi poi ad un’unica rete, generando un network in cui l’elettricità circola in modo diffuso, senza centri. In attesa delle “terza rivoluzione”, dunque, ecco le politiche che si stanno perseguendo: il “Programma Operativo Interregionale Energie Rinnovabili e Risparmio Energetico 2007-2013 (POI Energia)”, presentato il 27 gennaio scorso a Napoli, “sostiene interventi di efficienza e risparmio energetico e produzione di energia da fonti rinnovabili nelle quattro Regioni dell’Obiettivo “Convergenza” (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia)”, attraverso la pubblicazione di “un bando da 20 milioni di euro per il finanziamento di progetti esemplari di produzione di energia da fonti rinnovabili su edifici pubblici. I beneficiari sono i Ministeri, le Università, le Regioni, le Province, i Comuni e le Comunità montane delle aree dell’obiettivo Convergenza che possono presentare istanza al MISE dall’1 al 20 aprile 2011”. Per quanto riguarda l’Italia nel suo complesso, secondo Legambiente, i dati sono incoraggianti: “Sono 7.273 i Comuni del solare, 374 quelli dell’eolico, 946 quelli del mini idroelettrico, 290 i comuni della geotermia e 1.033 quelli che utilizzano biomasse e biogas. Aumenta quindi significativamente il contributo energetico delle rinnovabili che nel 2010 ha coperto il 22% dei consumi elettrici complessivi, grazie a 200 mila impianti distribuiti nel territorio, che già oggi rendono rinnovabili al 100% un numero sempre maggiore di Comuni.” E la rivoluzione verde, insperabilmente, sembra non essere più cosi lontana.

Wikileaks: gli affari sporchi della camorra
post pubblicato in Articoli pubblicati sul sito www.lacampaniagiovane.it, il 16 gennaio 2011

Wikileaks-001

 

NAPOLI - Wikileaks continua in questi giorni la pubblicazione dei cablogrammi provenienti dai canali diplomatici statunitensi. Una rivelazione degli ultimi giorni riguarda un documento proveniente dal consolato degli Stati Uniti a Napoli. Emerge un quadro inquietante: la camorra gestisce “importazioni a basso costo” di prodotti alimentari che vengono etichettati come “made in Campania” e che vanno "dalle mele cariche di pesticidi della Moldova al sale del Marocco infestato da E. coli", che è l’abbreviazione di escherichia coli, un batterio la cui presenza costituisce il principale indicatore di contaminazione fecale. È quello che J. Patrick Truhn riferisce, citando in un dispaccio del giugno 2008 un comandante dei carabinieri come fonte. Si legge poi anche dei panifici di proprietà della camorra, che utilizzano materiali tossici, e dello scrittore Roberto Saviano, che per il console è “un modello reale” di lotta alle mafie: “Il libro e il film di Roberto Saviano sono fattori chiave per convincere gli italiani che la criminalità organizzata non è solo un problema meridionale, bensì un problema italiano". Intanto, evidentemente per far conoscere meglio la problematica “mafia” al grande pubblico, la Rai non ha ritenuto opportuno accordare a Saviano e Fazio altre puntante della trasmissione di Raitre “Vieni via con me”. Poi dicono che gli Usa non sono “avanti”.

 

G. Esposito

Il SISTRI: sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti
post pubblicato in Articoli pubblicati per la rivista web www.contesti.eu, il 13 ottobre 2010
 

Il Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, in sigla SISTRI, è un meccanismo telematico che dovrebbe risolvere buona parte del problema italiano dello smaltimento illegale, in particolare dei rifiuti speciali.

Il SISTRI: sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti

Fonte immagine: geometrict.it

Sarà pienamente applicato dal prossimo 31 Dicembre 2010, perché ha avuto effetto l’ulteriore proroga per problemi tecnici nella distribuzione degli strumenti informatici sulla data inizialmente stabilita del 12 Settembre 2010 e già procrastinata al 1 Ottobre scorso.

Il seminario informativo tenutosi lo scorso 5 ottobre al Maschio Angioino di Napoli e organizzato dall’Associazione provinciale di Napoli dell’Unimpresa- associazione di categorie delle pmi- è stato molto utile per analizzare e approfondire le problematiche rilevate dalle aziende nel passaggio al nuovo sistema telematico di tracciabilità dei rifiuti, in termini di registrazione e gestione SISTRI ed i vantaggi derivanti dall’adozione di esso anche per quelle categorie ‘non obbligatorie’ così come definite dal DM del 17 Dicembre 2009, pubblicato sulla GU n.10 del 13/01/2010 e successive modificazioni.

Il decreto spinge nella direzione giusta spiega Raffaele Ottaviano, Presidente dell' Unimpresa Associazione Provinciale di Napoli il SISTRI permette, attraverso le chiavette USB e le Black Box istallate da autofficine autorizzate sugli automezzi di trasporto, la tracciabilità dell’intera filiera dei rifiuti, dal produttore al luogo di smaltimento.

Tramite il sistema GPS e il piazzamento di una fitta rete di telecamere nelle discariche, tutto il processo sarà dunque sottoposto a continuo monitoraggio, contrastando l’illegalità diffusa e i vari traffici malavitosi che si muovono attorno al business dei rifiuti. La Gestione del Sistri è affidata al Comando dei Carabinieri per la tutela dell’ambiente.

L’Unimpresa guarda con fiducia alla certificazione: le pmi devono fare della tutela ambientale una priorità e soprattutto urge una bonifica dell’immagine della Campania che non deve essere più mortificata dal problema rifiuti. Inoltre, l’obbligatorietà di utilizzare il sistema SISTRI eviterà la concorrenza sleale da parte delle aziende che usano operare scorrettamente, tutelando i produttori onesti. L’Unimpresa, con i suoi associati, guarda con molto favore alla 'new economy', che è il binomio ambiente/economia e che rappresenta un’importante opportunità di sviluppo per il nostro paese spiega Antonio Spadafora, delegato all’Ambiente- Unimpresa.

La novità del Sistri consiste, oltre che nell’obbligatorietà dell’iscrizione ad esso per alcune categorie di enti/imprese, anche nel fatto che il produttore è personalmente responsabile di tutti passaggi della catena di smaltimento del rifiuto, fino alla sua tomba. Il SiSTRI però non deve essere visto come strumento di 'polizia' e di punizione dalle imprese che si registrano, ma come un’opportunità di creare una banca dati corretta che aiuti il decisore amministrativo a mettere in atto politiche efficienti

spiega Daniele Fortini, amministratore delegato ASIA che aggiunge

nella regione Campania il SISTRI verrà sperimentato anche per la tracciabilità dei rifiuti urbani che è più difficile. Sarebbe stato meglio che il meccanismo fosse stato testato in Trentino dove hanno un sistema più solido. Ma è anche vero che se funziona in Campania non può che funzionare dovunque.

A stretto giro risponde Carlo La Mura, consigliere comunale del PDL

Il SISTRI è fondamentale soprattutto in Campania, regione tristemente conosciuta come la 'terra dei fuochi', cioè dove i rifiuti speciali, quelli particolarmente pericolosi, vengono smaltiti illegalmente bruciandoli. Come dice Daniele Fortini, è vero che il sistema in una regione come la Campania è più complesso anche a causa dell’elevatissima densità abitativa, ma è altrettanto vero che si sarebbe dovuto iniziare prima o poi.

È poi la volta di Paolo Giacomelli, assessore all’Igiene del Comune di Napoli

Da Roma urgono politiche che accompagnino le amministrazioni locali tenendo conto della specificità del territorio. Non si più uniformare il problema di grandi dimensioni dei rifiuti abbandonati su strada in Campania al modello 'Stoccolma' cioè di città quasi solo sfiorate dalla questione che aggiunge poi sono amareggiato dallo slittamento dei tempi dell’introduzione del SISTRI perché è segno di un’amministrazione che non rispetta mai le scadenze che si è prefissata. Inoltre, la mancata distribuzione alla aziende dell’hardware è chiaro sintomo di pressioni sociali che si pongono in contrasto con il riformismo amministrativo

Il sistema SISTRI rappresenterà una notevole semplificazione: tutti i documenti cartacei verranno sostituiti dai formulari in rete, che insieme ai certificati, potranno essere compilati telematicamente in un’area utente privata a cui ogni ente/azienda accederà tramite la propria chiavetta USB. L’Iscrizione al SISTRI per alcune categorie sarà obbligatoria e per altre facoltativa o volontaria. Chi ha già ricevuto i dispositivi elettronici, fino al 31 Dicembre, dovrà rispettare la coesistenza del vecchio metodo cartaceo di registrazione/certificazione dei rifiuti con il nuovo - così il trimestre di transizione fungerà da test per l’intero meccanismo. Dal 1 Gennaio 2011, per le imprese obbligate dalla nuova normativa non iscritte al SISTRI scatteranno le sanzioni, ancora non ben precisate.

Per maggiori informazioni, si rimanda al sito del portale SISTRI e a quello dell’Unimpresa, che a breve, aprirà uno sportello informativo per l’assistenza alle pmi che dovranno adeguarsi.

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