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Gloriaesposito Solo i fatti contano
Inchiesta camorra e imprese: arrestati docenti universitari e commercialisti
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 20 marzo 2012
Sorpresa e sgomento. Queste le reazioni a caldo da parte dei docenti di Monte Sant’Angelo. Già, perché quello di ieri notte non è stato un blitz come se ne sentono tanti nei telegiornali. Questa volta, infatti, tra gli arrestati ci sono anche professori di spicco della facoltà di Economia della Federico II di Napoli. I protagonisti – alcuni docenti e collaboratori di diritto tributario – che figurano tra le 60 persone coinvolte nell’intera operazione svoltasi prevalentemente in Campania, sono stati raggiunti di notte dall’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare, emessa dalla Direzione Distrettuale Antimafia, e pervenuta dai militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza.
 
L’inchiesta giudiziaria, che riguarda ben 16 persone nel ruolo di giudici tributari, in aggiunta a funzionari deputati al controllo fiscale e commercialisti, si è incentrata inizialmente sugli “affari illeciti” di esponenti del clan Fabbrocino, della zona di Nola e vesuviana; poi via via si è estesa fino a coinvolgere dipendenti pubblici e imprenditori.
 
Si può leggere da “Il Mattino” di Napoli: “Gli inquirenti e i finanzieri hanno accertato che decine di contenziosi tributari sarebbero stati oggetto di episodi di corruzione e che in tal modo si sarebbero risolti in maniera favorevole ai ricorrenti, spesso in odore di camorra, con grave danno per le casse dello Stato”.
 
I reati contestati nell’intera inchiesta ai vari indagati sono numerosi e molto “gravi”: dal concorso esterno in associazione camorristica al riciclaggio, dalla corruzione in atti giudiziari al falso.
 
Oltre all’esecuzione di arresti domiciliari, detenzione in carcere e divieto di dimora a Napoli, sono stati pure sequestrati beni immobili, titoli azionari, automobili per circa un miliardo di euro.
Quei dubbi sull'arresto di Assange
post pubblicato in Articoli pubblicati sul sito www.lacampaniagiovane.it, il 10 dicembre 2010

assange

Due giorni fa il direttore del sito di WikiLeaks, Julian Assange, si è consegnato spontaneamente alla polizia londinese, che l’ha tratto in arresto in virtù di un mandato internazionale per fini d’estrazione spiccato dalla Svezia, mandato che pendeva sulla testa del direttore già da un po’di tempo. Il reato contestatogli è lo stupro e l’aggressione sessuale a danno di due donne svedesi, con riferimento a fatti avvenuti lo scorso Agosto.

In particolare, il mandato internazionale diffuso in 188 paesi, sarebbe frutto della violazione di Assange della legge svedese che prevede l’obbligo dell’utilizzo del preservativo, obbligo che non vale se la donna è consenziente; in caso contrario, infatti, in Svezia può partire la denuncia e la relativa condanna per coercizione, molestie sessuali e stupro. È quasi scontato, specialmente per la tipologia di reato contestato e la tempistica quasi perfetta tra la pubblicazione di notizie scomode e l’inizio della caccia internazionale ad Assange, che buona parte dell’opinione pubblica pensi che dietro al mandato di cattura internazionale ci sia la volontà americana di zittire il direttore hacker.

La strategia giuridica di difesa dell’uomo, che ha messo a nudo la diplomazia di tutto il mondo pubblicando sul suo sito, solo per ora, più di 250 mila documenti riservati di ambasciatori e diplomatici Usa, si basa sulla contestazione dell’estradizione in Svezia, perché proprio il trasferimento svedese potrebbe preludere alla sua temuta consegna agli Stati Uniti, il paese danneggiato più di tutti dalla messa in piazza dei documenti più o meno segreti, che non aspetterebbe altro per aprire un procedimento penale nei sui confronti per spionaggio. Oggi Jennifer Robinson, uno degli avvocati d’Assange, ha spiegato che verrà richiesto nuovamente il rilascio su cauzione del direttore prima dell'udienza del 14 dicembre e che si cercherà di anticipare questa data.

Intanto, molti hacker fan del direttore “perseguitato” stanno mettendo in atto vere e proprie rappresaglie informatiche contro i siti di coloro che sono considerati nemici della libertà del web e dell’informazione, come la società Visa, Mastercard e Paypal che qualche giorno fa bloccarono i trasferimenti di denaro al sito Wikileaks e come lo stesso governo svedese.

G. Esposito


Arrestato Iovine, il boss dei casalesi
post pubblicato in Articoli pubblicati sul sito www.lacampaniagiovane.it, il 18 novembre 2010

iovine-catturato

CASAL DI PRINCIPE (CE) - È stato catturato oggi il numero uno del clan dei Casalesi, il boss Antonio Iovine, condannato in appello all’ergastolo per implicazioni varie in almeno sei omicidi nel maxiprocesso di camorra “Spartacus” nel giugno 2008 e latitante da quasi quindici anni.

Iovine detto “’O ninno” era ancora di fatto il reggente del clan, uno dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia e, in particolare, rappresentava la mente affaristica della cosca dei Casalesi, occupandosi – manco a dirlo – tra le altre attività illegali anche del giro dei rifiuti e dell’infiltrazione dell’organizzazione criminale nelle regioni del nord Italia.

Una bellissima notizia per la legalità, dunque, che fa sicuramente onore alla squadra mobile di Napoli che, con i colleghi di Caserta, ha messo a segno il blitz dopo indagini difficilissime durate anni. L’uomo, che dopo un tentativo di scappare sul terrazzo non ha opposto alcuna resistenza, è stato ritrovato in un’intercapedine di una villetta a Casal di principe di proprietà di un suo fiancheggiatore.



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permalink | inviato da Gloria Esposito il 18/11/2010 alle 17:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Corteo Cobas di Napoli: non convalidato l’arresto del ricercatore precario
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 16 ottobre 2010
 Corteo Cobas di Napoli: non convalidato l'arresto del ricercatore precario
Il giudice Luigi Buono non ha convalidato l’arresto di S.P., dottorando in filosofia e ricercatore precario della Federico II, che ieri ha partecipato al corteo napoletano, organizzato dai COBAS, contro i tagli della scuola e dell’università. E’ possibile che S.P. non abbia udito, mentre correva in direzione opposta ai tafferugli che iniziavano a prendere piede, l’agente che in borghese gli intimava di fermarsi. “Ho cercato di trattenerlo, si è divincolato e sono caduto sul motorino” ha dichiarato in aula, durante il processo per direttissima tenutosi stamani, lo stesso poliziotto. Dunque, senza entrare nel merito del dibattimento che avverrà prossimamente e che, dopo la valutazione del pm, si pensa si potrà concludere con un’archiviazione, le accuse di oltraggio, resistenza e lesioni nei confronti del ragazzo paiono almeno “frutto di una percezione soggettiva dell’agente”, come ci tiene a sottolineare l’avvocatessa della difesa Maria G. de Gennaro.
 
Nei pressi del tribunale, per dar man forte al loro amico, si sono riuniti circa un centinaio di giovani nell’attesa del verdetto. Stefano, portavoce del gruppo, racconta: “Il corteo Cobas era già finito quando un gruppo di studenti è entrato nella zona pedonale di Guantai Nuovi, forse per raggiungere la Regione e poter chiedere i motivi della sospensione delle agevolazioni riguardo l’abbonamento ai mezzi pubblici per gli studenti” e poi “ad un certo punto, ci siamo resi conto di una vera caccia all’uomo perpetrata da agenti in borghese, quindi senza identificativi, della Digos: chiunque sarebbe scappato per istinto al cospetto di due uomini- armadi che ti placcano”.
 
“Quello che vogliamo puntualizzare è la sproporzione tra ciò che è successo e le conseguenze che sono avvenute. Il corteo era pacifico. Si è utilizzato un metodo di repressione cileno” spiega in proposito un altro ragazzo.
 
La vicenda in effetti desta parecchie perplessità e si può intuire un filo che lega le “punizioni” dei manifestanti in tutt’Italia e le recenti uscite del Ministro dell’Interno Maroni a proposito della manifestazione FIOM prevista per oggi a Roma. Il clima non è certamente disteso e si tendono a restringere gli spazi di partecipazione, soprattutto per chi è attivo politicamente nella sensibilizzazione dei cittadini riguardo a certe tematiche, come gli stessi tagli all’università e alla scuola pubblica.
 
“L’ordinanza di oggi”, spiega l’avvocato difensore Elena Coccia, “ci dimostra ancora una volta, come la magistratura ristabilisca la giustizia. E’ una buona prognosi per il futuro, semmai aumenteranno gli scontri, perciò è necessario che sia indipendente dal governo”. Per Francesco Amodio, portavoce dei COBAS di Napoli, questa decisione “ribadisce come la nostra manifestazione di ieri fosse pacifica, salvo intemperanze della stessa polizia”.

Appena libero, S. P. ha raggiunto gli amici che lo aspettavano in trepidante attesa all’ingresso del tribunale e ha espresso il proprio punto di vista su tutta la vicenda: “Hanno calcato la mano perché mi hanno visto come appartenente ad una specifica parte politica, anche se non delego ai partiti il mio impegno civile. In questo periodo c’è la paura che le persone si organizzino “dal basso”, manifestando per i propri diritti e sensibilizzando le persone su alcuni temi che incidono sulla vita quotidiana di ognuno. Perciò la risposta è sempre repressiva.”
 
Rimane la domanda: perché arrestare un ragazzo senza un apparente motivo, senza un’arma in mano, che corre? Perché allestire un cordone di polizia di contenimento se il corteo è pacifico? La paura che possa succedere “qualcosa”, in via ipotetica, può giustificare tutto ciò?
 
Il papà di S. P. dice: “Vorrei vedere altri processi con veri imputati: lo Stato e le istituzioni, che non permettono ai numerosissimi precari di trovare un lavoro e che li costringono cosi, implicitamente, a scendere in piazza”.
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