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Gloriaesposito Solo i fatti contano
Le energie rinnovabili: la situazione in Campania e non solo
post pubblicato in Articoli pubblicati sul sito www.lacampaniagiovane.it, il 28 aprile 2011
fotovoltaico

La Terza rivoluzione, quella “verde”.

Alla luce del dibattito sul nucleare, in particolare dopo l’emergenza Fukushima in Giappone, è opportuno domandarsi se la fissione dell’atomo di uranio sia davvero l’unica strada percorribile per rendere l’Italia meno dipendente dagli altri paesi dal punto di vista energetico. Soprattutto considerando che, ad oggi, nessuno scienziato è in grado di risolvere il problema (collaterale?!) dello smaltimento delle scorie nell’evoluzione della tecnica, questa diventa “reversibile”, cioè le scorie verranno sotterrate in maniera tale che le generazioni future avranno la possibilità di recuperarle dal sottosuolo per smaltirle una volta che, presumibilmente, avranno trovato la soluzione definitiva all’annosa questione. In ogni caso, esistono anche altre fonti di energia, le cosiddette “rinnovabili”, le quali nonostante non possano risolvere a pieno il problema energetico dell’Italia, sicuramente potrebbero apportare al paese un contributo essenziale per quanto riguarda il suo sviluppo, anche economico. In Campania, secondo i dati più recenti diffusi dall’ENEL, ben 2.141 nuovi impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili di privati, enti o pubbliche amministrazioni si sono connessi alla rete elettrica nel 2010, quando fino al 2009 erano solo 732: si è assistito, dunque, ad un vero boom dell’energia verde. In particolare, il 90% circa di questi impianti traggono dal sole la loro energia, con un range di potenza che va da 1,5 kilowatt a 6 Megawatt (MW); circa l’80% delle istallazioni alla rete elettrica sono state poi effettuate da impianti piccoli e medi. “Grazie all’energia proveniente dal sole e al lavoro svolto da Enel in fase di connessione, all’inizio del 2011 la Campania si è arricchita di altri 27 MW di energie rinnovabili, in grado di coprire il fabbisogno energetico di oltre 12.000 famiglie” si legge nella nota dell’ENEL. Per quanto riguarda poi la classifica dei capoluoghi campani più virtuosi: “Le province che spiccano all’inizio del 2011 sia per il numero di nuove connessioni alla rete che per potenza installata, sono quelle di Salerno, con 883 impianti e oltre 9 MW e Napoli, con quasi 685 impianti e oltre 7 MW; terzo posto per Caserta con 559 impianti per oltre 10 megawatt complessivi. La classifica si completa con Avellino con 389 impianti e Benevento con 357 impianti, con una potenza di oltre 4 megawatt per ciascuna provincia”. Si è potuto raggiungere questo rilevante risultato “anche grazie all’impegno costante di Enel che opera sia per rispondere con efficienza alle richieste di allacci alla rete di impianti fotovoltaici, che nel 2010 sono state tantissime, sia per sviluppare un progetto di rete per il futuro ormai prossimo. Una rete elettrica simile a internet: tutti accedono, prendono e forniscono energia, scambiano informazioni e sono attivi”- spiega Sergio Severa, responsabile Vettoriamento di Enel distribuzione Campania, che aggiunge: “La rete elettrica del futuro sarà quindi intelligente (Smart Grid) e in grado di far dialogare produttori e consumatori”. Praticamente è quello che ha sempre teorizzato Jeremy Rifkin, economista di caratura mondiale che si occupa in particolare delle nuove energie auspicando “una terza rivoluzione industriale” perché, come ribadisce, “le grandi svolte nella storia dell’uomo sono sempre avvenute quando c’è stata convergenza tra nuovi sistemi energetici e rivoluzioni comunicative”. Soprattutto il “petrolio, gas naturale e uranio sono energie al tramonto” sostiene Rifkin, perché oltre a essere fonti che si stanno esaurendo, la  loro “impronta ecologica” è troppo eccessiva per essere sostenibile alla luce dei cambiamenti climatici che stiamo vivendo. Il concetto di base è questo: utilizzare l’energia “diffusa” come acqua, vento, sole, calore derivante dal sottosuolo in un’ottica innovativa in cui ogni edificio possa diventare “una micro-centrale energetica”, “una struttura ad energia positiva che produce più di quanto consuma” e collegarsi poi ad un’unica rete, generando un network in cui l’elettricità circola in modo diffuso, senza centri. In attesa delle “terza rivoluzione”, dunque, ecco le politiche che si stanno perseguendo: il “Programma Operativo Interregionale Energie Rinnovabili e Risparmio Energetico 2007-2013 (POI Energia)”, presentato il 27 gennaio scorso a Napoli, “sostiene interventi di efficienza e risparmio energetico e produzione di energia da fonti rinnovabili nelle quattro Regioni dell’Obiettivo “Convergenza” (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia)”, attraverso la pubblicazione di “un bando da 20 milioni di euro per il finanziamento di progetti esemplari di produzione di energia da fonti rinnovabili su edifici pubblici. I beneficiari sono i Ministeri, le Università, le Regioni, le Province, i Comuni e le Comunità montane delle aree dell’obiettivo Convergenza che possono presentare istanza al MISE dall’1 al 20 aprile 2011”. Per quanto riguarda l’Italia nel suo complesso, secondo Legambiente, i dati sono incoraggianti: “Sono 7.273 i Comuni del solare, 374 quelli dell’eolico, 946 quelli del mini idroelettrico, 290 i comuni della geotermia e 1.033 quelli che utilizzano biomasse e biogas. Aumenta quindi significativamente il contributo energetico delle rinnovabili che nel 2010 ha coperto il 22% dei consumi elettrici complessivi, grazie a 200 mila impianti distribuiti nel territorio, che già oggi rendono rinnovabili al 100% un numero sempre maggiore di Comuni.” E la rivoluzione verde, insperabilmente, sembra non essere più cosi lontana.

Gli sbarchi a Lampedusa: il dramma di un mancato festeggiamento
post pubblicato in Articoli pubblicati sul sito www.lacampaniagiovane.it, il 19 marzo 2011
lampedusa

A Lampedusa la festa per i 150 anni d’Italia non è ancora arrivata. O meglio, non c’è proprio niente da festeggiare. La bandiera a mezz’asta e listata a lutto nella piazza principale ricorda agli italiani, quelli continentali, che non è facile buttarsi alle spalle la distanza e la solitudine quando entrambi i sentimenti vengono continuamente ravvisati negli occhi dei migranti, occhi che riconoscono la nostra stessa umanità e dignità, nonostante raccontino storie di guerra e di saccheggi, di pericoli e di famiglie spezzate che non vorremmo mai dover ascoltare.

Sono stipati nel centro di “accoglienza” i migranti per lo più provenienti dalla Tunisia, centro che dovrebbe contenere 800 persone al massimo mentre ad oggi ospita nello squallore e nel puzzo fetido di persa umanità ben 2600 persone. In una situazione del genere, dove i continui sbarchi stanno mettendo a dura prova anche il sistema idrico e agricolo dell’isola, come fanno i lampedusani a sentirsi italiani? “Roma ci ha abbandonato” è il grido unanime della piazza e delle istituzioni lampedusane in occasione dell’anniversario del 150esimo dell’unità d’Italia. Lo stesso sindaco ha poi spiegato: “Questo territorio difficilmente potrà dare risposte agli immigrati richiedenti asilo tranne che il governo non vari un programma strutturale che dia grandi opportunità qui di lavoro non solo a loro ma anche alle popolazioni locali”. Il Governo però ha deciso di mandare a Lampedusa militari e uomini della Protezione Civile per costruire una tendopoli: panacea di ogni male, evidentemente.

Ma quello che non fa l’Italia lo fanno gli italiani. I lampedusani per quanto potranno, son sicura, si prenderanno loro cura dell’umanità che cerca casa, di quelle storie che hanno bisogno di essere raccontate e tramandate per non finire nell’oblio del tempo.

Perché l’Italia insieme ai potenti festeggia, mentre gli italiani, quelli veri, sono in prima linea a soccorrere i più sfortunati.

Seminario "Soffocati dall'economia illegale" alla Camera di Commercio
post pubblicato in Articoli pubblicati sul sito www.lacampaniagiovane.it, il 17 marzo 2011
locandina seminario

Alla Camera di Commercio, giovedì 10 Marzo alle ore 9.30, si è tenuta una conferenza dal titolo  “Soffocati dall’economia illegale”, organizzata dall’Unimpresa- Unione Nazionale di Imprese.

Dall’iniziativa si può cogliere come l’economia della criminalità organizzata si stia sostituendo all’economia legale, approfittando delle difficoltà che le piccole e medie imprese incontrano nella crisi soprattutto per quanto riguardo l’accesso al credito. “La legalità o si prende tutta oppure non si prende affatto: non esiste un’economia sommersa che non tolga spazio ad aziende che rispettano le regole” spiega il Generale Govanni Mainolfi dell’ Istituto Alti Studi Difesa, che si sofferma soprattutto sull’aspetto del riciclaggio del denaro sporco che “disturba la concorrenza, frena lo sviluppo e altera le condizioni del mercato del lavoro”.

Secondo la Banca d’Italia l’economia criminale al Sud costa all’anno alla collettività 37 miliardi di euro cioè quasi il 15% del Pil. Per migliorare una situazione che sembra incancrenita, oltre ad una partnership tra le varie componenti produttive cioè le imprese, le banche e le istituzioni si auspicano riforme strutturali del sistema “per ripensare diversamente la nostra struttura economica. Dobbiamo ricostruire la fiducia per ricostruire il paese” spiega a conclusione l’on. Luciano Schifone, Pres. del Tavolo del parternariato economico e sociale della Regione Campania.

Ai lavori hanno partecipato anche altre autorità: Maurizio Maddaloni, pres. Camera di Commercio, Mons. Gennaro Martino, il presidente nazionale Unimpresa Paolo Longobardi, Alberto Cisterna, procuratore aggiunto Direzione Nazionale Antimafia, Gaspare Sturzo, magistrato consigliere giuridico della Presidenza del Consiglio, l’avvocato Sergio Maria Battaglia dell’università Roma Tre, il prefetto De Martino.

Il Bicentenario della Scuola d'Ingegneria di Napoli (1811-2011)
post pubblicato in Articoli pubblicati sul sito www.lacampaniagiovane.it, il 5 marzo 2011
BICENTENARIO

In occasione del “Bicentenario della Scuola di Ingegneria di Napoli 1811-2011”, si è tenuta stamattina nell’aula magna della facoltà di ingegneria a Piazzale Tecchio, la conferenza di apertura dell’anno delle celebrazioni del bicentenario. Rappresentanti istituzionali e del mondo accademico hanno ripercorso il ruolo storico della figura professionale dell’ingegnere e sottolineato l’importanza cardine dell’insegnamento universitario nel processo di formazione individuale e di sviluppo della città.

Quest’anno sarà un’occasione fondamentale per la facoltà di ingegneria di potersi raccontare e di rendersi sempre più permeabile alla cittadinanza e allo sviluppo socio- economico del territorio” spiega Piero Salatino, preside della facoltà di Ingegneria della Federico II. I festeggiamenti che ricordano il decreto regio del 4 Marzo 1811 di Gioacchino Murat tramite cui venne istituita la Scuola di Applicazione di Ponti e Strade, sono la chiave di volta per discutere del futuro e dei nuovi percorsi da intraprendere per migliorare sempre di più la qualità dei corsi della Facoltà di Ingegneria della Federico II e, dunque, anche l’attrattiva del territorio per le imprese.

Dobbiamo risolvere il problema dell’occupazione e dell’accesso al lavoro dei neolaureati” spiega Mario Raffa, assessore del Comune di Napoli, che prosegue: “Le reti tra le università e i centri di ricerca sono importanti, ma bisogna anche tradurle in lavori reali. Significative sono perciò le iniziative d’investimento delle imprese nelle tecnologie e i progetti come gli incubatori per le start up a Napoli Est”. Per Guido Trombetti, l’assessore regionale all’università e alla ricerca scientifica, “non esiste sviluppo socio economico senza investire nella cultura intesa globalmente: bisogna fare sistema per non assistere al rovinoso declino dell’Occidente”.

Riguardo, invece, alla continuità tra passato e futuro, i migliori studenti di ogni corso di ingegneria della Federico II hanno letto ciascuno una lettera inviata per l’occasione da alcuni ex alunni della facoltà che hanno fatto strada a livello nazionale e internazionale. “La facoltà di ingegneria rappresenta ancora oggi un ascensore sociale: a nessuno importa di chi sei figlio nell’accesso agli studi o alla carriera universitaria e questo è un valore prezioso che deve essere mantenuto” spiega Edoardo Cosenza, ex preside di ingegneria della Federico II e assessore regionale ai lavori pubblici.

Luigi Nicolais, vicepresidente della VII Commissione Cultura alla Camera dei Deputati, chiude poi il suo intervento con un augurio alle nuove leve: “sono sicuro che i giovani sapranno onorare ancor più di noi la scuola”.

Speriamo che la nostra generazione ne abbia l’opportunità.

Gloria Esposito

Wikileaks: gli affari sporchi della camorra
post pubblicato in Articoli pubblicati sul sito www.lacampaniagiovane.it, il 16 gennaio 2011

Wikileaks-001

 

NAPOLI - Wikileaks continua in questi giorni la pubblicazione dei cablogrammi provenienti dai canali diplomatici statunitensi. Una rivelazione degli ultimi giorni riguarda un documento proveniente dal consolato degli Stati Uniti a Napoli. Emerge un quadro inquietante: la camorra gestisce “importazioni a basso costo” di prodotti alimentari che vengono etichettati come “made in Campania” e che vanno "dalle mele cariche di pesticidi della Moldova al sale del Marocco infestato da E. coli", che è l’abbreviazione di escherichia coli, un batterio la cui presenza costituisce il principale indicatore di contaminazione fecale. È quello che J. Patrick Truhn riferisce, citando in un dispaccio del giugno 2008 un comandante dei carabinieri come fonte. Si legge poi anche dei panifici di proprietà della camorra, che utilizzano materiali tossici, e dello scrittore Roberto Saviano, che per il console è “un modello reale” di lotta alle mafie: “Il libro e il film di Roberto Saviano sono fattori chiave per convincere gli italiani che la criminalità organizzata non è solo un problema meridionale, bensì un problema italiano". Intanto, evidentemente per far conoscere meglio la problematica “mafia” al grande pubblico, la Rai non ha ritenuto opportuno accordare a Saviano e Fazio altre puntante della trasmissione di Raitre “Vieni via con me”. Poi dicono che gli Usa non sono “avanti”.

 

G. Esposito

Capodanno, ancora un bollettino di guerra
post pubblicato in Articoli pubblicati sul sito www.lacampaniagiovane.it, il 3 gennaio 2011

NAPOLI - Bollettino di guerra a Napoli per i fuochi d’artificio di Capodanno: cinquecento feriti, quarantaquattro persone in gravissime condizioni e un morto a Crispano, nella provincia partenopea. Particolare è la storia di un ragazzo torinese di 28 anni che a Piazza Borsa è stato ferito al volto da un proiettile vagante, che poi ha espulso starnutendo mentre era ricoverato all'ospedale Pellegrini.

Girando con la macchina per festeggiare il nuovo inizio d’anno verso le 2 di notte, quando i botti sono per lo più terminati, la città sembra in stato di assedio. Un paesaggio surreale. Cassonetti infiammati, monnezza dovunque, cittadini che uscendo a piedi sono costretti a mettere davanti alla bocca le sciarpe per non respirare i miasmi tossici, fumate nere che sembrano inghiottire tutto e tutti. A Salvator Rosa ad esempio, ci si imbatte in un blocco della polizia municipale. A prima vista, sulla destra di una lunga fila di macchine, sembra scorgersi il triste e ormai solito incendio del cassonetto dei rifiuti ma le fiamme sono troppo alte, la macchina dei vigili è eccessivamente distante dal pericolo -ingombrando più di una corsia- per non generare un’inquietudine diffusa tra i guidatori a cui viene fatto cenno di pazientare. Appena il traffico ricomincia a scorrere, le auto si imbattono nel lugubre spettacolo di un'automobile nuova completamente divenuta falò insieme al cassonetto e al cartellone pubblicitario. A nulla servono le campagne di informazioni, a nulla servono le raccomandazioni e i blitz della Guardia di Finanza per il sequestro di tonnellate di esplosivi? “È un problema di coscienza”, come cantava Battisti e dunque, di irreversibile immaturità civica dei napoletani.


Il 5 per mille salvato in extremis
post pubblicato in Articoli pubblicati sul sito www.lacampaniagiovane.it, il 23 dicembre 2010

Finalmente per le associazioni non profit, ma anche per sindacati e partiti, torna il tanto agognato 5 per mille. L’importante finanziamento, fonte essenziale per il mondo del volontariato, si concretizza attraverso il meccanismo per cui ogni contribuente può vincolare una quota del proprio IRPEF (appunto il 5 per mille) a beneficio di enti “socialmente rilevanti”. Cento milioni di euro erano già stati destinati agli enti non profit nella legge di stabilità, a cui vanno aggiunti i 300 milioni di euro contenuti nel decreto Milleproroghe, approvato dal Consiglio dei Ministri, che è l’ultima possibilità dell’anno per ritagliare e convogliare determinati fondi a favore di altre destinazioni. “Si tratta di 300 milioni che sommati ai 100 milioni già stanziati, raggiungeranno complessivamente la somma di 400 milioni di euro per il 2011. Esattamente la stessa somma del 2010” spiega il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. “L’erogazione materiale agli enti accreditati è però ferma al 2008. Ovvero mancano in toto le somme 2009-2010” spiega Marco Granelli, presidente del coordinamento degli enti no profit Cvsnet, che aggiunge “Temo non siano ritardi tecnici, probabilmente sono le difficoltà economiche a rallentare la distribuzione”. Il problema stabilizzazione del 5 per mille poi, mai come questa volta, è stato sentito da tutto il settore “Sarebbe auspicabile evitare per il futuro il ripetersi dell’incertezza del finanziamento, stabilizzando definitivamente con un provvedimento legislativo questo importante strumento di sussidiarietà fiscale che aiuta le associazioni del volontariato a programmare e realizzare con maggiore continuità ed efficacia il loro intervento nelle comunità ed a favore dei soggetti più deboli della società” ribadisce con forza Michele Mangano, il presidente nazionale di Auser.

G. Esposito


Pompei, nove indagati per i crolli
post pubblicato in Articoli pubblicati sul sito www.lacampaniagiovane.it, il 17 dicembre 2010
Venerdì 17 Dicembre 2010 10:21

POMPEI (NA) - Mentre il ministro della cultura Sandro Bondi continua lacrimevolmente ad implorare la pietà dei deputati affinché ritirino, rimandino o non votino a favore della sfiducia individuale che pende sulla sua testa (sottoscritta dal PD e dall’IDV dopo il crollo dell’Armeria dei Gladiatori, crollo ormai tristemente noto in tutto il mondo), fioccano avvisi di garanzia per il reato di crollo colposo, che hanno raggiunto nove persone. Gli inquirenti indagano sulla gestione precedente al commissariamento e su tutto ciò che concerne i lavori effettuati sulla Domus. Tra gli avvisati figurano il direttore degli scavi Antonio Varone, il capo dell'ufficio tecnico Valerio Papaccio, l'ex soprintendente Piero Giovanni Guzzo, l'architetto restauratore Paola Rispoli, il geometra Aldo Borriello, la funzionaria in pensione della soprintendenza Maria Grazia Del Greco, Annamaria Caccavo, amministratrice della ditta che ha eseguito i lavori.

G. Esposito

'Ndrangheta, 174 rinvii a giudizio a Milano
post pubblicato in Articoli pubblicati sul sito www.lacampaniagiovane.it, il 16 dicembre 2010

MILANO - Comunque la si pensi, “Vieni via con me”, la trasmissione da record di ascolti di Fazio e Saviano, è servita all’Italia. In particolare al Settentrione italiano, che ha avuto una possibilità di aprire gli occhi sulle infiltrazioni mafiose che coinvolgono il suo territorio. A nulla è servita la replica di Maroni che, da leghista, si era sentito tirare in ballo in un discorso di Saviano che raccontava come la ‘ndrangheta in particolare, molto radicata al Nord, cercasse di avvicinare la politica e specialmente gli esponenti leghisti perché più influenti di altri in quelle regioni. Notizia importante, che sembra ribadire la forza delle mafie in Lombardia e lo sforzo della magistratura di combatterle, riguarda le 174 richieste di giudizio immediato inoltrate dalla Direzione distrettuale Antimafia di Milano alle persone coinvolte e arrestate lo scorso Luglio nella maxi operazione che ha inferto un colpo pesantissimo ai massimi vertici della ‘ndrangheta lombarda. Il provvedimento era stato annunciato ieri dal pm Ilda Boccassini, durante un incontro con la stampa, che c’ha tenuto a precisare: “Nonostante l'operazione di luglio contro la 'ndrangheta, che ha dimostrato la presenza nel Nord della criminalità mafiosa, gli imprenditori non denunciano estorsioni e usura. A noi continua a non arrivare nulla". Sembra perciò che, nonostante i numerosi tentativi di parlare di criminalità organizzata anche nel Settentrione, la mafia continui ad essere un tabù per i lavoratori del Nord e che questa goda di un periodo di particolare fioritura perché "in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, è molto più facile per la criminalità agganciare chi è in difficoltà", spiega ancora la pm Boccassini. La richiesta di giudizio immediato, comunque, ha coinvolto, oltre ai due presunti successori lombardi del boss Carmelo Novella, Giuseppe ‘Pinò Neri e Pasquale Zappia, altri 15 capi mafia locali.

G. Esposito


Sakineh libera...oppure no?
post pubblicato in Articoli pubblicati sul sito www.lacampaniagiovane.it, il 11 dicembre 2010

sakineh

TEHERAN (IRAN) - La bella notizia della liberazione di Sakineh e di quella del figlio, Sajjad Ghaderzadeh, rimbalzata su tutti i mass media occidentali e diffusa dalla ong Comitato internazionale contro la lapidazione pare sia falsa o almeno è stata smentita dalla tv iraniana in lingua inglese, Press Tv. La vita della donna iraniana è da mesi in bilico perché sul suo capo pende un verdetto di condanna a morte (con il metodo della lapidazione o dell'impiccagione) per adulterio e complicità nell’assassinio del marito; il figlio invece è stato arrestato, insieme al suo avvocato, con l’accusa di spionaggio per aver rilasciato un’intervista a due giornalisti tedeschi. Sul sito dell’emittente si può leggere: “Contrariamente a una vasta campagna di propaganda da parte dei mezzi di informazione occidentali secondo cui l'assassina Sakineh Mohammadi-Ashtiani è stata rilasciata, una nostra equipe televisiva ha concordato con l'autorità giudiziaria di seguire la Ashtiani nella sua abitazione per produrre una ricostruzione video dell'omicidio sulla scena del delitto". E ancora: "L'Iran vede dietro la propaganda occidentale sul caso giudiziario relativo alla Mohammadi-Ashtiani un tentativo politico di minare la Repubblica islamica". Il rilascio di Sakineh non era stato confermato neanche dal governo iraniano. La donna, dunque, sarebbe stata condotta nella propria abitazione solo per agevolare le riprese della sua confessione (forzata) e la ricostruzione video del delitto per la trasmissione andata in onda su Press Tv ieri sera e riproposta oggi per tre volte.



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permalink | inviato da Gloria Esposito il 11/12/2010 alle 10:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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