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Gloriaesposito Solo i fatti contano
Confessioni di un killer, il nuovo libro di Daniela De Crescenzo
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 3 aprile 2012

Oreste Spagnuolo, braccio armato della camorra, uno degli uomini più sanguinari del gruppo di Setola, uno dei protagonisti più feroci della storia nera della strage di Castel Volturno si racconta in presa diretta, nel bellissimo libro “Confessioni di un killer” della giornalista de Il Mattino, Daniela De Crescenzo.

Il volume è il racconto a ritroso dei ricordi di Spagnuolo: dalla sua infanzia ai primi furti, dall’affiliazione al clan ai plurimi omicidi, dalla vita in carcere fino ad adesso che è un collaboratore di Stato, “ma non perché si sia realmente pentito, solo perché di nuovo ha preferito la scelta più comoda” spiega la giornalista.
 
Nel racconto, come un non luogo di narrazione, si staglia la desolata periferia tra Castel Volturno e Casal di Principe, zona insozzata troppe volte da storie di morti ammazzati e camorra. Tra uomini e no, tra gente disumana e sangue, come una luce, unica, nel buio della morte, Gianluca, il carabiniere che, con il suo coraggio e la passione per il suo lavoro, arresta non solo Spagnuolo ma anche molti altri del clan.
La faccia di Spagnuolo, quando lui raccontava del suo arresto, lasciava intendere una sorta di orgoglio quando diceva: m’ha arrestat’ Gianluca. Perché in fondo, nonostante Spagnuolo fosse solo un vigliacco, un balordo, lo sapeva dentro di sé che Gianluca era meglio di lui e che il carabiniere era l’unico volto dello Stato in cui si poteva riconoscere e che forse poteva rispettare.
Una storia dunque che spiega sicuramente qualcosa di come un uomo arriva ad essere un non- uomo e di come, in fondo al tunnel, ci può essere un nuovo giorno per le periferie di Napoli, grazie soprattutto ad un pool di magistrati totalmente dediti allo Stato e sempre in prima linea per combattere la criminalità organizzata.
 
 
Tutto questo in “Confessioni di un killer”, libro scorrevole e intenso, edito da “L’ancora del Mediterraneo”.
Inchiesta camorra e imprese: arrestati docenti universitari e commercialisti
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 20 marzo 2012
Sorpresa e sgomento. Queste le reazioni a caldo da parte dei docenti di Monte Sant’Angelo. Già, perché quello di ieri notte non è stato un blitz come se ne sentono tanti nei telegiornali. Questa volta, infatti, tra gli arrestati ci sono anche professori di spicco della facoltà di Economia della Federico II di Napoli. I protagonisti – alcuni docenti e collaboratori di diritto tributario – che figurano tra le 60 persone coinvolte nell’intera operazione svoltasi prevalentemente in Campania, sono stati raggiunti di notte dall’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare, emessa dalla Direzione Distrettuale Antimafia, e pervenuta dai militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza.
 
L’inchiesta giudiziaria, che riguarda ben 16 persone nel ruolo di giudici tributari, in aggiunta a funzionari deputati al controllo fiscale e commercialisti, si è incentrata inizialmente sugli “affari illeciti” di esponenti del clan Fabbrocino, della zona di Nola e vesuviana; poi via via si è estesa fino a coinvolgere dipendenti pubblici e imprenditori.
 
Si può leggere da “Il Mattino” di Napoli: “Gli inquirenti e i finanzieri hanno accertato che decine di contenziosi tributari sarebbero stati oggetto di episodi di corruzione e che in tal modo si sarebbero risolti in maniera favorevole ai ricorrenti, spesso in odore di camorra, con grave danno per le casse dello Stato”.
 
I reati contestati nell’intera inchiesta ai vari indagati sono numerosi e molto “gravi”: dal concorso esterno in associazione camorristica al riciclaggio, dalla corruzione in atti giudiziari al falso.
 
Oltre all’esecuzione di arresti domiciliari, detenzione in carcere e divieto di dimora a Napoli, sono stati pure sequestrati beni immobili, titoli azionari, automobili per circa un miliardo di euro.
“Vivere insieme. Immigrazione, convivenza e intercultura”, un libro di Dario Spagnuolo
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 14 marzo 2012

Domenica mattina, alla sede della scuola di lingua e cultura italiana della Comunità di Sant’Egidio, nei pressi di piazzetta Nilo a Napoli, tante facce, tutte sorridenti. Poco “diverse” se non, forse, per la nazionalità. Più che un pubblico, una famiglia. Tanti, tanti, tanti, accorsi per la presentazione del libro “Vivere insieme: immigrazione, convivenza e cultura” del loro “maestro” Dario Spagnuolo, da anni impegnato sul campo ad insegnare l’italiano agli stranieri.

“Il libro fornisce degli occhiali per analizzare il mondo in maniera meno miope. Perché si sa, più gli avvenimenti sono vicini a noi e più è difficile capirli” spiega M. Sabatini, altra insegnante d’italiano per immigrati, ricordando quanti episodi di razzismo hanno sconvolto anche Napoli, un tempo considerata città “immune” dalla xenofobia.

La verità è che troppo spesso ci si dimentica quanti e quali sacrifici gli stranieri devono superare per poter raggiungere l’ Italia e viverci, lasciando la famiglia, le proprie radici, le proprie abitudini e convinzioni per inseguire un futuro migliore; quante privazioni e che sensazioni di straniamento debbano provare in un paese diverso, anche e soprattutto dal punto di vista linguistico e culturale.

E’ così, quindi, all’interno del libro, che il professore Dario Spagnuolo racconta la sua esperienza di insegnamento, ed anche l’esperienza di tanti migranti, analizzando da un lato i fenomeni migratori, propri della sua formazione da geografo, dall’altra soffermandosi sugli individui, non sulle categorie e le semplificazioni astratte dello “straniero”. Devo dire la verità: quello che più mi ha colpito alla presentazione di “Vivere insieme”, da spettatrice, è stata la volontà e la gioia delle persone che seguono il corso di lingua italiana del docente Dario Spagnuolo, di dire pubblicamente una parola su di lui e sul suo volume.

Una signora, credo dall’accento originaria dell’Europa dell’Est, ha detto testuali parole: “sono felice da morire, ho conosciuto una persona molto buona, buona di animo. Quando l’ho accompagnato nei suoi giri di distribuzione dei panini ai senzatetto, io ho visto come aspettavano lui che portava panini. Ho visto che possiamo insieme aiutare. Non si può fare del male a lui, anche se vuoi, perché è troppo buono”. Un’altra signora, Ofelia, da vent’anni a Napoli ma originaria del Perù, ha ricordato che “bisogna continuare a studiare, se no la mente si perde.

Questo libro fa conoscere a tutti i dolori che abbiamo passato e i sacrifici che abbiamo fatto e come andiamo avanti. Negli anni 90, non c’erano istituzioni a cui rivolgersi per avere un’informazione, anche sanitarie, adesso ci sono scuole come quella della Comunità di Sant’Egidio. Ringrazio l’Italia: noi cerchiamo di aiutarla lavorando, per uscire dalla crisi tutti insieme”.

Nonostante, infatti, gli stranieri balzino alle cronache solo per stupri, omicidi, sbarchi, dobbiamo sempre aver presente che in Italia sono presenti 5 milioni di stranieri regolari con 250000 di essi che fanno attività imprenditoriale e che producono complessivamente l’11 % del PIL.

“Quello che ho sempre ritenuto un pregio dei migranti è la loro capacità di reagire al cambiamento, anche negativo. In particolare, il loro coraggio. Coraggio che all’Italia manca” spiega il professore Dario Spagnuolo, a conclusione della mattinata, aggiungendo: “Se vogliamo rimanere chiusi, perderemo l’occasione di accogliere nuove idee e imparare a confrontarci con qualcosa di sconosciuto, così come fanno gli stranieri quando lasciano il proprio paese. Non dobbiamo morire nelle nostre paure, ma bisogna stare insieme, per uscire insieme anche dalla crisi.”

Una lezione di vita.

Caso FIAT- Formigli: Mentana all'attacco
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 23 febbraio 2012

Mentana attacca e colpisce, in diretta, calibrando le parole e i silenzi. E a farne le spese, durante il TG delle 20 di La7, una volta tanto è proprio il famosissimo Marchionne, che – ricorda in extremis, perfidamente, Mentana- “non paga le tasse in Italia”.

Il confronto che Mentana costruisce durante il tg serale è di ordine monetario e quasi “etico”, per sottolineare l’asimmetria di potere tra un “uomo di azienda”, simbolo per eccellenza dell’industria automobilistica italiana FIAT e il giornalista Corrado Formigli, ex collaboratore di Santoro, che, durante una puntata di Annozero di circa un anno fa, ha prodotto un servizio - insieme ad un collaudatore di “Top Gear”- sulle prestazioni di tre macchine sportive, cioè una Mini, una Citroen e l’Alfa Mito: quest’ultima, durante una prova su pista bagnata, risultava essere la più "lenta”.

Proprio per questo servizio Formigli, la Rai e Santoro sono stati convocati in tribunale: mentre il presentatore di Annozero è stato ritenuto estraneo alla messa in piedi del filmato, il giudice civile ha condannato in solido Formigli e la RAI a pagare un risarcimento al gruppo FIAT di 5 milioni e 250 mila euro per danni non patrimoniali - cioè morali, all’immagine dell’azienda - comprensivi dei 2 milioni per la pubblicazione della sentenza sulla stampa, più 1.750 milioni per il danno patrimoniale cagionato al gruppo FIAT, a causa della messa in onda del servizio.

La Rai ha già impugnato la sentenza di condanna per diffamazione, mentre Formigli dichiara che la decisione del giudice è “devastante”; infatti, “si tratta di una condanna senza precedenti, applicata sulla base del codice civile. Una cifra impressionante, del tutto insostenibile. Una sentenza che investe non soltanto la vita di una persona, ma le ragioni stesse della nostra professione”, spiega lo stesso conduttore della trasmissione di La7 “Piazzapulita”.

Nella sentenza viene rilevato come l’informazione contenuta nel servizio sia stata non veritiera”, “denigratoria”, “parziale” e “incompleta”, mentre Formigli, invece, ritiene che sia del tutto evidente “un’immensa sproporzione tra fatto e ammenda”, palesando un intento punitivo; infatti, solo “un milione e settecentocinquanta mila euro quantificano il danno patrimoniale, mentre ben cinque milioni e duecentocinquantamila euro rappresentano il danno non patrimoniale” arrecato al gruppo FIAT. Tutto questo - spiega ancora il giornalista - per “un confronto già peraltro realizzato dalla più autorevole rivista di settore, Quattroruote, la quale aveva sancito con tanto di responso cronometrico che l'Alfa Romeo Mito Quadrifoglio Verde, una delle tre auto a confronto, era la più lenta su circuito, distanziata dalla Mini Cooper S di tre secondi e dalla Citroen DS3 di un secondo e mezzo. Insomma, il test di Annozero si era limitato a ribadire un confronto giá realizzato e mai contestato”. In studio in quella puntata di Annozero, dopo il servizio, Formigli poi si era lasciato andare ad un’altra considerazione, che lui stesso commenta così: “Mi sono limitato a constatare che la Mito “si è beccata tre secondi dalla Mini”, frase che, agli occhi di Fiat, è risultata un'insopportabile aggressione mediatica”.

Questa sentenza - che potrebbe anche diventare un precedente - volente o nolente sta sollevando di nuovo il dibattito sulla libertà di stampa. Infatti Mentana ha detto, durante il telegiornale di La7, testuali parole: “la Fiat non è una Onlus. E’ la più grande azienda manifatturiera d’Italia, ma non solo. La Fiat è anche proprietaria di un giornale importante, la Stampa, e di una influente concessionaria di pubblicità, Publikompass, oltre a essere il secondo azionista della Rcs, che edita il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport. Non può non sapere quanto sia importante la libertà di informazione, e quanto la metta a repentaglio la minaccia di pene economiche gravissime per chi osa scrivere o dire cose sgradite. Un simile salasso pecuniario per la Rai e Formigli avrebbe almeno un minimo di giustificazione se la Fiat non avesse mai cercato di ingraziarsi i giornalisti, con viaggi premio a esotiche rassegne o gare automobilistiche, o se non avesse cercato di influenzare per decenni giornalisti di ogni ordine e grado con auto in prova illimitata. Ma la Fiat ha sempre usato abbondantemente del suo potere, della sua influenza e della debolezza della categoria giornalistica”.

“Che oggi si comporti da vergine insidiata dall’orco della mala informazione è tanto ingiusto quanto grottesco”- ha continuato Mentana, attaccando a viso aperto la FIAT- “Sarebbe giusto che al Lingotto, finché la sede della Fiat resta lì, si mettessero una mano sulla coscienza, e facessero un gesto adeguato di fair play. Perché un giornalista come Formigli guadagna certo più di un operaio di Pomigliano, ma infinitamente meno di un Marchionne, per di più pagando le tasse in Italia”.

La RAI modifica la clausola di maternità. Precari vs RAI, 1 a 0
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 21 febbraio 2012

Dopo la denuncia di ieri da parte di Errori di Stampa, Coordinamento dei giornalisti precari romani, dell’introduzione da parte della RAI della “clausola gravidanza”- che, secondo Eds, potrebbe comportare una risoluzione del contratto di collaborazione se avvenisse un calo di produttività della lavoratrice- la RAI sembra aver fatto marcia indietro.

In una nota dell’azienda, infatti, la Lei afferma di non avere “alcuna difficoltà a togliere dai contratti” la clausola maternità, “per una diversa formulazione che non urti la suscettibilità, fatta salva la normativa vigente che non è nella disponibilità della Rai poter cambiare”.

Per rispondere ai duri attacchi montati ieri, anche da parte della Camusso - il segretario generale della CGIL- che aveva sostenuto che la clausola rendesse il contratto di collaborazione “un contratto illegittimo”, la dg ha dovuto sottolineare nella nota di Viale Mazzini, che: "I cosiddetti precari della Rai sono i collaboratori legati all'Azienda da contratti di lavoro subordinato a tempo determinato e godono, tutti, delle tutele previste dallo Statuto dei Lavoratori, quelle riferite alla maternità incluse. Al riguardo, giusto per evidenziare l'atteggiamento della Rai nei confronti del precariato, val la pena di aggiungere che la Rai è stata se non la prima, tra le prime aziende ad assicurare stabilità ai precari, garantendo loro un numero di mesi minimo di lavoro all'anno, nonché l'assunzione a tempo indeterminato al maturare di determinati requisiti temporali”.

Rispetto alle altre figure contrattuali, la nota aggiunge poi, che

“vi sono i lavoratori autonomi, che, invece, non godono delle tutele previste dallo Statuto dei Lavoratori, evidentemente per la scelta del legislatore, e non certo della Rai, di regolare in modo diverso le due tipologie contrattuali. I contratti di lavoro autonomo hanno, da sempre, previsto clausole che regolano la impossibilità di proseguire il rapporto, sia per causa del lavoratore che per causa dell'Azienda, con previsione, solo per quest'ultima, di una somma risarcitoria da versare al collaboratore in caso di recesso anticipato. L'esplicitazione delle cause di impossibilità a proseguire il rapporto risale ormai a quasi 10 anni fa, comprende anche malattia, infortunio e cause di forza maggiore e non fa che declinare ciò che, in precedenza, era previsto senza specificazione delle singole ipotesi".

Inoltre,

“né prima della introduzione delle cause di impossibilità, né da quando esse sono state inserite, nessuno mai ha avuto nulla da eccepire, né in fase negoziale, né in fase di perfezionamento del contratto, né in eventuali momenti di successive contestazioni, che, pure, come immaginabile, vi sono state, anche a livello giudiziario, ma mai e poi mai hanno riguardato la tutela della maternità. Al riguardo, è il caso di sottolineare che tale universale accettazione della clausola non ha riguardato solo i collaboratori o i contratti di lieve entità” infatti, “al contrario, la condivisione sulla correttezza della clausola non è mai stata messa in discussione dai migliori agenti, procuratori e avvocati che assai spesso rappresentano i collaboratori autonomi che poi firmano i contratti. Parimenti, tale condivisione ha riguardato, indistintamente tutti i contratti, tanto quelli di basso livello retributivo, quanto quelli più ricchi".

Il motivo di quanto detto, prosegue la nota, è da ravvisarsi “sostanzialmente per due ordini di ragioni: non vi è nulla di illegittimo, come erroneamente da molti affermato, nella clausola in esame; nella sostanza, come la Rai ha già avuto modo di evidenziare, nessun contratto è stato mai risolto (parlare di licenziamento è del tutto improprio) a causa di una gravidanza”.

Proprio su quest’ultimo fronte, arriva un aggiornamento di Adkronos:

“La collaboratrice della Rai dal cui contratto sarebbe partita la polemica sul trattamento di maternità riservato dall'Azienda alle lavoratrici autonome in gravidanza, avrebbe regolarmente esaurito il contratto durante il quale, nel 2010, ha portato avanti la sua gravidanza, senza che esso fosse risolto, ne' lei perdesse un solo giorno di retribuzione. A quanto si apprende da fonti di Viale Mazzini, “la stessa collaboratrice, inoltre, di nuovo in gravidanza, avrebbe chiesto di favorirla in occasione della stipulazione di un nuovo contratto, che e' attualmente alla firma del procuratore competente e che prevede, in omaggio proprio a tale richiesta, una durata compatibile con le esigenze della consulente e l'elevazione del suo compenso al fine di evitarle un danno economico”. Questa circostanza -si fa notare nei corridoi di Viale Mazzini - sembrerebbe confermare la tesi della RAI, secondo la quale “l'Azienda, lungi dal penalizzare le collaboratrici in maternità”, va ben oltre le disposizione di legge vigenti al fine di favorirle””.

Tutto ciò, comunque, non toglie alcun merito ad Errori di Stampa che ha denunciato la “clausola gravidanza” nei contratti di collaborazione: non sarà per motivi giuridici che la RAI la cancellerà dai contratti, ma se fosse anche solo per il principio di “buon senso e correttezza” - che la stessa Lei chiedeva a Celentano sul palco dell’Ariston- o per un senso di civiltà, andrebbe bene lo stesso.

Ed intanto, EdS, il coordinamento dei giornalisti precari romani, si gode “una prima piccola vittoria” pienamente meritata, tifando ancora, più che per la modifica della clausola, per la sua totale cancellazione.

RAI e donne: la clausola di gravidanza e l'appello dell'Associazione Pulitzer
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 20 febbraio 2012
Lorenza Lei, direttrice generale della RAI, sembra continuare ad avere una relazione complicata (FB docet) con le donne, per come vengono “dipinte” in tv e poi per come vengono “trattate” nella realtà dalla RAI.
 
L’associazione Pulitzer, prima di Sanremo, aveva già lanciato un appello alla dg RAI, rimbalzato tantissimo in internet e su facebook, riguardante un servizio del TG1 a cura di Vincenzo Mollica, in cui, attraverso un siparietto, ripetitivo e -diciamocelo- squallidotto, Morandi e Papaleo presentavano Ivana Mrazova, la valletta del Festival, con il solito stereotipo della “ragazza bella, giovane, straniera e inesperta, che, come una stupida bambolina, viene rimbalzata tra i due uomini affermati che le dicono che cosa deve fare e che cosa deve dire. Una bella marionetta senza testa che per muoversi e parlare ha bisogno di due abili burattinai che hanno tre volte la sua età”.
 
Con l’appello, dunque, si chiedeva alla Direttrice Generale di prendere “pubblicamente posizione contro questo umiliante servizio prodotto dalla sua azienda”; che il TG1 delle 20.00 offrisse uno spazio adeguato affinché i giornalisti che avevano realizzato il servizio e i presentatori potessero scusarsi pubblicamente con le donne italiane; che fossero “immediatamente poste in essere tutte le iniziative necessarie per rispettare gli standard giornalistici degni di un servizio pubblico, nel pieno rispetto dell’immagine e del ruolo della donna”.
 
Invece, sappiamo tutti come è andata a Sanremo. Evviva la donna cantante, purché Belen spogliata. Ma comunque, per la Lei “inspiegabilmente” ancora rogne.
 
Errori di Stampa, coordinamento dei giornalisti precari romani, infatti, ha denunciato una “vergognosa clausola gravidanza” che sarebbe sistematicamente inserita, al punto 10, nei “contratti di consulenza” propugnati ai giornalisti precari della RAI. Nella lettera che EdS ha destinato a Lorenza Lei, il coordinamento lancia ai vertici una duplice richiesta: da una parte l’abolizione della “vergognosa” clausola 10, dall’altro di “porre fine al proliferare di contratti "ultraleggeri", che permettono a Viale Mazzini di “assumere i giornalisti che lavorano per i programmi di rete e non di testata con contratti-truffa come quelli da "consulente", "presentatore-regista" o "programmista-regista". Etichette dietro alle quali, nella gran parte dei casi, si celano redattori che svolgono attività puramente giornalistica. Assunti però senza uno straccio di tutela, pagati a partita IVA e a puntata, a fronte di fatture in cui è vietata inserire la voce INPGI, l'istituto di previdenza sociale giornalistica”.
 
La clausola incriminata, testualmente, reciterebbe: “Nel caso di Sua malattia, infortunio, gravidanza, causa di forza maggiore o altre cause di impedimento insorte durante l’esecuzione del contratto, Ella dovrà darcene tempestivamente comunicazione. Resta inteso che, qualora per tali fatti, Ella non adempia alle prestazioni convenute, fermo restando il diritto della Rai di utilizzare le prestazioni già acquisite, le saranno dedotti i compensi relativi alle prestazioni non effettuate. Comunque, ove i fatti richiamati impedissero, a nostro parere, il regolare e continuativo adempimento delle obbligazioni convenute nella presente, quest’ultima potrà essere da noi risoluta di diritto, senza alcun compenso o indennizzo a Suo favore”. 
 
Il coordinamento Errori di Stampa, quindi, ravvisa una violazione dell’art. 3 Cost., cioè “un ostacolo formale vergognoso al raggiungimento di condizioni di reale eguaglianza fra lavoratori (precari) e lavoratrici (precarie)” in quanto, “se una donna rimane incinta la Rai potrà valutare l'incidenza della gravidanza sulla produttività della lavoratrice e, se questa ne risultasse compromessa, si riserva sostanzialmente di risolvere il contratto”; ancora, “scegliere un figlio potrebbe implicare la rinuncia coatta dal lavoro”.
 
Un bel dilemma, mai sentito, che si riaffaccia nel 2012. Con la crisi. Soprattutto etica. E come direbbe Maurizio Crozza, adesso mi è più chiara la relazione.
 
Fonte testo e immagine clausola: Errori di Stampa
Rimodulazione delle tariffe internet: occhio alla Wind
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 8 ottobre 2011
Quando si compone il numero di assistenza per guasti/tariffe messo a disposizione dai gestori di telefonia, bisognerebbe ricordare come un mantra il motto del grande Vittorio Arrigoni “restiamo umani”, certamente legato a situazioni terribilmente più gravi, ma non per questo meno vero se contestualizzato nel nostro quotidiano. Nessuna colpa hanno i poveri operatori dei call center precari e sottopagati che rispondono al telefono: non hanno alcuna responsabilità per le nefandezze perpetrate dalle grandi società di cui sono dipendenti, e al contempo, come il cliente del resto, sono vittime della spersonalizzazione dei rapporti e di una crescente asimmetria nelle relazioni imprenditore/manager-lavoratore, impresa-consumatore, e più in generale ricchi-poveri, caratterizzante sempre più la nostra società. 
 
La Wind Infostrada, ad agosto, ha mandato ai suoi clienti sul cellulare il seguente messaggino: “Dal 3/10 la tariffa base per internet passa da 2 euro l’ora a 2 euro per tutto il giorno. Le ricordiamo che può recedere entro 30 giorni senza costi. Info al 158 o wind.it”.
 
Innanzitutto quello che colpisce è il tempismo con cui un sms del genere arriva: il 13 agosto. Molta gente l’avrà riposto e poi dimenticato. Altro elemento: “può recedere”, da cosa se non ho richiesto nessun servizio? Ulteriore punto su cui soffermarsi: “senza costi”. Ma perché, per recedere da un servizio che non ho richiesto dovrei pure sopportare ulteriori oneri, oltre al tempo già perso? A Napoli si direbbe “cornuto e mazziato”.
 
Come da copione, dimentico che questo messaggio mi sia mai arrivato. Solo che poi noto che da tre giorni di fila mi arriva un addebito giornaliero di 2 euro per internet, che dal cellulare non ho mai usato.
 
Decido di chiamare il 155 Wind. Mi risponde un’operatrice molto gentile che capisce al volo il mio problema: “non si preoccupi, le rimborso i 6 euro” ma poi mi ammonisce dicendo: “Guardi che il rimborso glielo posso accordare solo una volta, quando ricapiterà non potrà più pretenderlo”. Rifletto su questa seconda parte della frase pensando che ci sia qualcosa che non va e di rimando le dico: “Scusi ma in che senso potrà ricapitare?”. E lei: “ Il suo cellulare si connette automaticamente ad internet per aggiornamenti del software, in seguito alla rimodulazione tariffaria di Wind/ Infostrada”. Basita per questa risposta rimango un attimo in silenzio e lei: “Non ne ha idea di quanti rimborsi stiamo elargendo”. Subito le chiedo: “Scusi ma c’è un metodo per evitare questa connessione automatica ad internet?“ e lei mi risponde che dovrei manualmente disattivare dal mio cellulare il GPRS scrivendo al suo posto “no”. Le dico che non so farlo, così l'operatrice decide di passarsi una mano sulla coscienza e mi dice: “Facciamo così, disattivo io la connessione internet ma deve sapere che non potrà più usare gli mms”. Meno male che sono rimasta al paleolitico: a me bastano solo le chiamate e gli sms, non uso altro.

Morale della favola? Bisogna controllare che la Wind Infostrada non stia illegittimamente addebitando 2 euro giornalieri sulla ricarica del cellulare, in particolare agli anziani di famiglia che hanno una scheda di cellulare Wind e che magari non leggono né gli sms ricevuti né si accorgono di quanto scala il credito telefonico; il primo e unico rimborso che dà la Wind non basta affinché il fenomeno di addebito cessi, perché il cellulare continuerà a connettersi automaticamente ad internet; per evitare ancora fregature chiedete/pretendete che vi disabilitino dalla Wind il GPRS, cioè la possibilità di connessione ad internet dal cellulare, se no seguite la procedura manuale che vi spiegheranno al telefono gli operatori Wind.
 
Ultima cosa, fondamentale: il “restiamo umani” di Arrigoni vale solo per gli operatori del call center. Un bel “vaffa” di grilliana memoria ci sta tutto per gli amministratori della Wind Infostrada che approfittano delle debolezze altrui per arricchirsi.

Un bene confiscato trasformato nella Casa del Giornalista
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 19 agosto 2011
Alla domanda se si sente sicuro, Ciro Pellegrino, tra i fondatori del Coordinamento Giornalisti Precari della Campania, replica: “no, perché è già capitato un faccia a faccia con me e altri colleghi. Però che vuoi farci, rinunciare? Non esiste, ora è dello Stato, ce l'hanno assegnato e ce lo prendiamo. Senza eroismo ma con determinazione, non so se mi spiego”.
 
E’ questo il pensiero che anima i giornalisti precari, uniti nel Coordinamento campano, che dopo un anno di tribolazioni, finalmente sono riusciti ad ottenere l’assegnazione dello spazio ai Quartieri Spagnoli, confiscato al boss della camorra Ciro Mariano - mandante ed autore di stragi di camorra - da utilizzare per promuovere dibattiti, mostre e la creazione di una piccola redazione aperta a tutti quei cronisti che non hanno a disposizione postazioni nei giornali in cui lavorano.
 
Nonostante abbiano ricevuto un “caloroso” benvenuto dalle donne della famiglia del capoclan in occasione della prima visita all’immobile, i giornalisti del Coordinamento non si scoraggiano: “Vogliamo testimoniare coi fatti la voglia di cambiare di una città straziata e violentata ma resistente, mai rassegnata. Ma abbiamo bisogno del sostegno dei napoletani. E per sostegno non si intende quello economico ma un ‘cordone’ civile affinché tutti gli eventi del coordinamento nel bene confiscato nei Quartieri abbiano tanti partecipanti. Solo accendendo un faro costante su quella zona sconfiggeremo chi non vorrebbe farci ritornare in quell’immobile” spiega ancora Pellegrino.
 
Il piccolo locale, al piano terra, nel vicolo Caritatoio, sarà trasformato nella “Casa dei giornalisti” cioè “un luogo per ospitare dibattiti sulla libertà d’informazione, una biblioteca di libri di camorra, uno spazio per mostre fotografiche, una ‘mini-redazione’ con laptop e wifi da mettere a disposizione agli operatori della stampa straniera che periodicamente vengono qui per raccontare l’emergenza rifiuti e la rivoluzione arancione di Luigi de Magistris” come scrive Vincenzo Iurillo su Il Fatto Quotidiano.
 
Una piccola, grande, rivoluzione. Un’occasione di sviluppo e di cultura in un quartiere difficile, cuore della città.
Balletto di cifre sulla raccolta differenziata a Napoli
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 18 agosto 2011


La politica ha bisogno della comunicazione; per essere davvero efficace, deve lanciare un’idea e farla entrare nella testa degli elettori. Anche se esagerata, anche se immaginifica.
 
Dopo le elezioni però, si torna alla realtà. Quello che stupisce è il modo con cui i politici rimandano questo momento. E’ anche il caso del neoeletto sindaco Luigi De Magistris con le cifre sulla raccolta differenziata, raccolta che è stata suo cavallo di battaglia nella campagna elettorale a Palazzo San Giacomo ed è tuttora obiettivo prioritario della nuova amministrazione in una città che come Napoli è squassata ciclicamente dall’emergenza rifiuti.
 
Fin dai duelli elettorali con Lettieri, candidato sindaco del PDL, De Magistris lanciava l’obiettivo di portare in soli sei mesi la raccolta differenziata al 70% nella città partenopea (la raccolta a Napoli nel Luglio 2011 si attestava intorno al 17% e i comuni italiani più virtuosi riescono a differenziare circa il 60%); in realtà qualche cittadino rimaneva stupito nel sentire una cifra così alta da raggiungere in così poco tempo (più volte, peraltro, rinfacciatagli pubblicamente dal suo avversario Lettieri) ma in campagna elettorale qualche esagerazione, soprattutto di rottura con un passato non certo roseo, può anche passare. E’ indice di voler puntare in alto, di alzare l’asticella sempre di più per fare ancora meglio.
 
Il 15 Agosto scorso De Magistris rilascia un intervista a Roano, giornalista de Il Mattino, che gli chiede se è sicuro che raggiungerà entro fino anno il 70% della raccolta differenziata; il sindaco ribadisce: “Sì, se il governo sblocca i fondi e credo che lo farà, entro il 31 dicembre avremo tutta la città coperta dal porta a porta. Nel nostro crono-programma sui rifiuti siamo avanti”.
 
Stavolta è il presidente dell’Asia, Raphael Rossi, a correggere un po’ il tiro del sindaco: “gli obiettivi politici spesso hanno un’asticella troppo alta e io non voglio impicciarmi dietro le cifre”; Pappalardo nell’intervista su Il Mattino domanda se si avrà un 40% di raccolta differenziata quando si allargherà il servizio porta a porta e Rossi risponde “forse, un po’ meno, ma è già un grande risultato”. Il 70% di De Magistris, invece, si avrà solo in riferimento a coloro che verranno raggiunti dalla raccolta porta a porta (che nel 2012 si spera saranno mezzo milione di napoletani) non rispetto a tutti gli abitanti partenopei.
 
Le cifre reali, non gonfiate, sono comunque di tutto rispetto. Ogni tanto anche i politici dovrebbero utilizzarle e “vedere l’effetto che fa”.

Napoli: Tremante in tribunale contro il PD
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 12 agosto 2011
Ci sono mille modi per farsi del male, e il Pd napoletano ne conosce uno più del diavolo. Se a livello nazionale il Pd non brilla certo di luce propria, è sotto il sole partenopeo che dà il meglio di sé: non pago della pessima figura fatta con le primarie (44.000 persone hanno votato un “non vincitore”) continuano incomprensibilmente a volare stracci tra i dirigenti, quasi per ribadire che il Partito Democratico poco o nulla ha imparato dalla pesante sconfitta elettorale che ha subito alle scorse elezioni comunali.
 
Il segretario nazionale Bersani, dopo le primarie finite in caos con accuse incrociate di brogli, aveva commissariato (per “fare chiarezza”?!) il partito a Napoli, esautorando il segretario provinciale Nicola Tremante. Dopo le elezioni, però, il commissariamento è stato prorogato senza un termine.
 
È a questo punto che Tremante decide di portare la questione in tribunale: presenta un ricorso in cui si rileva che il commissariamento doveva essere effettuato – secondo lo statuto del PD – dalla direzione regionale del partito e non da quella nazionale; inoltre, questa procedura è prevista solo nel caso in cui si commettano atti lesivi dell’immagine del partito o della sua linea.
 
Tremante, che – bisogna sottolineare – è stato eletto democraticamente dall’Assemblea provinciale del partito, commenta: “Tutto questo lo faccio solo per amore del PD perché credo che serva chiarezza e il rispetto delle regole”.
 
Regole stabilite dal partito stesso e troppo spesso disattese; regole però la cui applicazione non può essere totalmente disgiunta da ragioni di opportunità.
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