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Gloriaesposito Solo i fatti contano
Intervista a Luigi De Magistris, candidato sindaco di Napoli
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 23 maggio 2011

AgoraVox incontra Luigi De Magistris, candidato a Sindaco per il Comune di Napoli. 

Quali sono i punti prioritari del suo programma?
 
Il primo punto per poter far ripartire la città è liberarla dai rifiuti: infatti la prima delibera sarà su questo tema, rompendo il sistema discariche-inceneritori, il rapporto politica- affari-camorra che c’è stato in questi anni – perché i rifiuti non sono un castigo divino o uno tsunami. Faremo la raccolta differenziata porta a porta e gli impianti di compostaggio, elimineremo anche l’attuale tassa sui rifiuti, che è altissima, introducendo una tariffa a seconda della quantità e qualità dei rifiuti che si consumano di volta in volta. Rilancio immediato della città quindi, dal punto di vista culturale, turistico e ambientale che significa non solo rilanciare l’immagine di Napoli ma anche creare una crescita economica della città; poi abbiamo le politiche industriali: dall’industria culturale cioè le fabbriche del sapere e delle conoscenze alle politiche industriale per lo sviluppo economico: Bagnoli, Napoli Est oltre il porto che ha prospettive enormi; del centro storico ho parlato soprattutto di cultura, botteghe dell’arte, piccole e medie imprese; Napoli Est: no all’inceneritore, sì alle politiche della green economy con la creazione di un grande polo dell’innovazione tecnologica, delle energie rinnovabili ed ecosostenibili in modo da poter ottenere dall’UE un’aria di defiscalizzazione di zone franche; per Bagnoli si deve fare quello che non si è fatto finora; io vengo dal Parlamento europeo, su Bagnoli si è concentrato il più grande investimento europeo in termini economici che ci sia mai stato, culminato in un sostanziale fallimento: al di là della Città della Scienza siamo al palo, le bonifiche non sono state fatte, il mare e le spiagge non sono state restituite, il turismo non è ripartito, non ci sono piccole e medie imprese, terziario e quant’altro.
Bisogna mettere insieme politiche industriali e sviluppo economico per creare le condizioni affinché il lavoro sia un diritto e non un privilegio che concede chi ha potere.
 
Con quali risorse economiche porterà avanti il suo programma?
 
E’ vero che troveremo una situazione di bilancio disastrosa ma è anche vero che potremo distribuire in modo diverse le risorse, con tagli agli sprechi: basta consulenze esterne d’oro, basta esternalizzazione di servizi, basta corsi di formazione fantasma, basta appalti gonfiati e spese inutili, e poi valorizzare i trentamila immobili del Comune di Napoli che producono passività (che potrebbero produrre attivo) e poi dall’alto rivedere completamente le politiche nazionali sotto il profilo del federalismo fiscale e municipale che gravano profondamente sul Mezzogiorno. E poi con politiche virtuose e dalle mani pulite noi siamo in grado di sbloccare anche i finanziamenti europei, a cominciare da quello sull’ambiente: 245 milioni di euro bloccati perché la Regione - a guida PDL, la stessa di Lettieri - ha continuato a proporre i termovalorizzatori e le discariche, l’UE ha detto sì, dal momento in cui questo approccio cambia potremo avere anche un ritorno in termini di finanziamento europeo. Napoli non ha bisogno di assistenzialismo pubblico: la città dal momento in cui viene liberata ha tutte le condizioni favorevoli per investire e fare economia: l’abbiamo detto prima, cultura, ambiente, turismo, imprese, piccole e medie imprese, botteghe dell’arte, centri commerciali naturali, bed and breakfast… Napoli ha bisogno che il Comune distribuisca in maniera più solidale ed eguale le risorse pubbliche ma poi c’è bisogno anche di capitali privati puliti e investimenti

Se non trovasse la collaborazione necessaria per portare avanti i suoi impegni, sarebbe il primo a denunciare certi apparati/sistemi che navigano contro?
 
E’ chiaro. Sto avendo in campagna elettorale e l’ho sempre avuto in questi due anni come Parlamentare Europeo un rapporto diretto con i cittadini: il mio modo di fare politica è stare tra la gente e questo è il grande successo anche di questa campagna elettorale, è la mia forza. Il sistema mi vuole morto “professionalmente” già da tempo quindi se mi dovessi chiudere nel palazzo sarei finito, e inoltre non credo sia un buon modo di fare politica. La prima cosa che farò sarà un patto con le forze sane e democratiche di Napoli. E’ impensabile che il sindaco da solo, con la sua giunta, possa risollevare e far rinascere questa città: dobbiamo dare l’esempio, idee, linee strategiche, mani pulite, garanzie, poi ognuno con la sua parte penso alle università, i poli di eccellenza, la ricerca, i sindacati, gli ordini professionali, gli industriali onesti… insomma c’è un mondo che, da come ho percepito in questa campagna elettorale, non vede l’ora di mettersi in movimento perché la stragrande maggioranza dei napoletani ama profondamente la propria città e non accetta più di vederla mortificata, umiliata e deturpata come in questi mesi e in questi anni.
 
Ha deciso di non apparentarsi in maniera formale con altri partiti ma è favorevole anche ad accordi sostanziali sulla giunta. Esclude o no la possibilità di scegliere, una volta sindaco, assessori provenienti da altri partiti?

Voglio chiarire in modo analitico il perché ho deciso di non fare apparentamenti formali. Fin dall’inizio mi sono candidato come sindaco per Napoli. La città sta vivendo una fase post-ideologica ma idealista; al di là delle idee che ha ognuno di noi non mi sono voluto caratterizzare né come sindaco dell’IDV né di una parte del centrosinistra e questo è stata la mia forza. Le oltre 35.000 preferenze “blindate” alla mia candidatura lo dimostrano dal momento che ho preso l’11% in più delle liste IDV, FED, Lista civica e Partito del Sud che complessivamente non sono andati oltre il 6-7%; il voto disgiunto mi ha permesso di prendere voti da PD, Sel, del centro ma anche dalla destra, come è giusto che sia perché il sindaco deve essere il sindaco di tutti.
Diverso è il discorso degli apparentamenti sostanziali che io chiamerei “convergenze”, “accordi”, “laboratori comuni” cioè sul programma. Non ho la presunzione di ritenere che il mio programma non sia migliorabile, sicuramente non sarà modificato in peius ma aperto al confronto anche con altre forze che all’inizio non mi hanno appoggiato, se vogliono migliorarlo saranno le benvenute.
La giunta non sarà fatta da partiti ma da persone oneste, competenti, credibili, coraggiose, con una storia alla spalle. Io andrò a individuare queste persone in sensibilità diverse… volendo liberare Napoli, mi viene in mente qualcosa di simile – facendo ovviamente le debite proporzioni – al ragionamento che fu fatto con la Costituzione Repubblicana, che non è di una sola parte: voglio far rinascere Napoli mettendo insieme i riformisti, i liberali, i moderati, l’area laica, l’area cattolica, la sinistra, i movimenti, la cittadinanza attiva, esponenti di una destra illuminata che non è quella cosentiniana di Lettieri.
Sarà in questo modo che formerò la giunta che avrà una grande componente giovanile, di donne, senza nessun assessore che ha governato o che è compromesso politicamente in qualche modo con chi ha governato nel partito unico della spesa pubblica in questi anni.
 
Conosce per lo più i nomi di coloro che saranno eletti in Consiglio Comunale. Qualitativamente la soddisfano quelli delle liste che la sostengono?
 
Fortunatamente non ho i problemi di Lettieri, che in campagna elettorale al primo turno, quando si svegliava, doveva fare un giro di telefonate per vedere se erano tutti a piede libero o se qualcuno era stato coinvolto in fatti di camorra.
La cosa bella delle nostre liste è che sono composte da persone magari mediaticamente non note, magari senza “pacchetti” di voti, ma che sono radicate sul territorio. Sono soddisfatto, in particolare, del fatto che sono persone delle estrazioni sociali più diverse: c’è l’intellettuale, l’esponente dei ceti popolari, quello della borghesia, del mondo del lavoro, dell’impresa… è un bel Consiglio Comunale perché è fatto da gente con grande entusiasmo e non è compromesso con apparati partitocratici.
Se solo pensiamo che il primo dei consiglieri eletti con Lettieri è Marco Nonno, uno che è stato arrestato e che ha avuto problemi giudiziari gravissimi… la dice lunga sul tipo di antagonismo politico che c’è con il mio avversario.
 
La accusano di aver utilizzato strumentalmente la carriera da magistrato per acquisire notorietà mediatica ed entrare in politica. Come risponde?
 
Rispondo dicendo che io volevo fare il magistrato, non dovevo utilizzare un bel niente; continuando a fare il magistrato avrei continuato a fare quello che sognavo di fare quando mi iscrissi alla facoltà di Giurisprudenza e che volevo fare fino alla pensione, che mi dava molte soddisfazioni, anche da un punto di vista economico; e in un Paese normale avrei continuato a farlo.
La verità è che non mi sono fatto umiliare, schiacciare e mobbizzare dal “sistema”, mi sono rimesso in gioco al servizio del Paese, e gli ideali di giustizia, la passione e l’entusiasmo li ho portati in politica: forse da questo punto di vista è ancora meglio, perché la politica è il luogo dove più di ogni altro puoi fare qualcosa per la collettività, soprattutto per chi ha di meno.

Sia il cardinale Sepe che il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, hanno dato, in maniera più o meno esplicita, il loro sostegno a Lettieri.
Prevede delle difficoltà, da sindaco, nel confrontarsi con il mondo cattolico e con quella fetta di società napoletana molto attaccata al mondo del calcio?
 
Facciamo una distinzione: per quanto riguarda il cardinale Sepe non mi risulta che abbia appoggiato Lettieri; io non lo “tirerei per la giacchetta”, anche perché secondo me la religione è qualcosa che riguarda ciò che ciascuno di noi ha dentro. Io esprimo i valori del Vangelo in tutta una vita, non ho fatto una campagna elettorale correndo alle feste parrocchiali per poi uscire con una foto sui giornali a braccetto con cardinali, vescovi o parroci, la religione e i valori cristiani sono qualcosa di molto serio per me. Credo di avere un grande consenso nell’area cattolica, tra i giovani cattolici, perché i miei valori sono quelli: solidarietà, uguaglianza, vicinanza agli ultimi.
Per quanto riguarda De Laurentiis, aspetterei la fine della campagna elettorale per fare un bilancio: credo che quella dichiarazione gli sia stata un po’ “strappata”. Io invece vedo aprirsi – anche se è bene prendere questi paragoni con le molle – una stagione di grande entusiasmo: dal lato della Napoli calcistica, che vede la sua squadra lottare per lo scudetto, e dal lato di una città amministrata finalmente da un sindaco che porta entusiasmo, vedrei andare molto bene le due cose insieme.
Anche qui Lettieri ha cercato un po’ di tirare per la giacchetta, ma ha dimenticato di dire che chi lo appoggia è il presidente del Milan…
 
Lo scorso novembre Marco Travaglio scrisse un articolo in cui la invitava ad autosospendersi dal suo partito, come da previsione dello statuto l’IDV: lei infatti era stato rinviato a giudizio per omissione di atti d’ufficio, accusa da cui è stato in seguito assolto nel merito. Ma, nel frattempo, cosa le costava dimettersi dalle cariche interne al partito, che non le avrebbe impedito né di proseguire a fare politica attiva né di continuare a fare l’eurodeputato? Perché ha scelto di addurre motivazioni (la pretestuosità delle accuse, ndr) già “sentite”?
 
No, non erano già sentite. Ho già spiegato tutto nei dettagli, sul mio blog e altrove: quelle erano accuse strumentali, che mi sono state rivolte da quando sono stato attaccato per come facevo il magistrato (soprattutto dal 2005 in poi). Sono stato costretto perciò a difendermi dalle accuse di persone che erano in qualche modo coinvolte nelle mie inchieste: o perché le avevo indagate, talvolta richiedendone l’arresto, o perché facenti parte di quei poteri “forti” che cercavano di distruggermi denunciandomi.
Io mi sono sempre difeso in tutte le sedi giudiziarie, ma ogni persona dotata di profondità capisce perfettamente che se avessi fatto un passo indietro, di fronte al fatto che avevano deciso appunto di distruggermi attraverso denunce, intimidazioni, querele e quant’altro avrei fatto il loro gioco. Invece è importante difendersi nel merito e dimostrare di avere ragione, cosa non sempre facile, avendo io attaccato anche parti del “sistema” di cui facevano parte anche alcuni pezzi della magistratura: è una sfida improba, non disponendo dei soldi necessari a pagarsi i grandi avvocati come fanno altri.
E nonostante questo ne sono uscito sempre archiviato, assolto o prosciolto, mentre i miei accusatori sono coinvolti in processi per fatti gravissimi di cui nessuno parla, come le avocazioni delle inchieste “Why not” e “Poseidone”, che mi sono state sottratte illegalmente, tant’è vero che sono parte civile in quei processi dove sono imputati magistrati, politici e professionisti per corruzione in atti giudiziari.

Lei è stato tra i primi politici ad usare in maniera innovativa il web, ha anche un’applicazione per iPhone che si chiama “Sindaco per Napoli”: l’ha trovata utile? Crede che internet possa essere una risorsa a cui fare sempre più riferimento, anche in ambiti diversificati?
 
Io sono stato sempre, da quando ho iniziato a fare politica attiva, e prima ancora da magistrato, un grande fruitore di internet e un grande comunicatore attraverso questo strumento: tra tutti gli europarlamentari il mio blog è il più visitato, e in questa campagna elettorale ho utilizzato moltissimo Facebook, Twitter, nonché il blog. Credo che internet sia un grande mezzo per comunicare, per connettersi e dialogare; non si sostituisce al contatto fisico, che a me piace molto e che ho messo in pratica il più possibile in questa campagna elettorale, mi piace guardare le persone negli occhi, stringere mani, parlare a tutti; ma è molto importante anche arrivare a chi non ho potuto incontrare fisicamente, e poi da internet mi arrivano molti spunti, suggerimenti, anche critiche – come è giusto che sia. Anche per questo nel mio programma è previsto il Wi-fi gratuito, non solo in Comune ma in tutti gli uffici pubblici, le piazze telematiche, l’allargamento dell’accesso gratuito alla Rete, che è un bene comune.
E io punto molto proprio sulle politiche dei beni comuni, tra cui appunto l’acqua pubblica, e internet è il bene comune del terzo millennio.


Alberto Lucarelli: "Quello dell’IDV non è un referendum per l’acqua pubblica"
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 5 maggio 2010
 

Alberto Lucarelli, ordinario di istituzioni di diritto pubblico all’Università degli studi di Napoli “Federico II” ed ex candidato indipendente per l’IDV alle scorse elezioni europee, è tra i redattori dei tre quesiti del referendum sull’acqua pubblica, promossi dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua.

Alberto Lucarelli: "Quello dell'IDV non è un referendum per l'acqua pubblica"
I tre quesiti depositati in Cassazione il 31 marzo scorso in sintesi riguardano:
  • L’abrogazione dell’art. 23 bis della legge 133/2008, il quale prevede la privatizzazione della gestione dei servizi idrici attraverso un progressivo abbassamento sotto il 50% delle quote azionarie che ancora i comuni detengono nelle ex municipalizzate.
  • L’abrogazione dell’art. 150 del d. leg. 152/2006 del “Codice dell’Ambiente” che definisce l’affidamento del servizio idrico con la gara o tramite società per azioni a capitale misto/ interamente pubblico (logica che si vuole contrastare: le spa devono remunerare il capitale e fare profitto indipendentemente dalla qualità d’offerta dei servizi alla collettività).
  • L’abrogazione dell’art. 154 comma 1 del Codice dell’Ambiente che dispone “la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’adeguatezza del capitale investito” (logica che si vuole contrastare: il 7% in più della bolletta è garantito al gestore rappresentando “l’incentivo” a fare affari con l’acqua).
Se tutto andrà come previsto, ovvero verranno raccolte minimo 500.000 firme e la Corte Costituzionale verificherà con esito positivo l’ammissibilità dei quesiti, si voterà per il referendum abrogativo nel 2011.
Il professor Lucarelli, intervistato, sostiene che il referendum abrogativo per l’acqua pubblica è “un unicum” perchè “questa è la prima volta in Italia che vengono proposti quesiti referendari ad iniziativa di una cosi ampia coalizione che proviene da quella che amo definire “cittadinanza attiva”, piuttosto che “società civile”, cioè cittadini che stanno studiando e partecipando al dibattito sull’acqua da anni e che non sono improvvisati né strumentalizzati da partiti”. In sostanza i partiti non fanno parte del comitato promotore del referendum. Inoltre il professore spiega che “da quando è entrata in vigore la legge Galli, la norma che ha dato il via al processo di liberalizzazione del servizio idrico, gli investimenti sono diminuiti di circa due terzi, le tariffe sono aumentate del 60% circa, si è verificata una dispersione/ cattivo utilizzo delle risorse pari a circa 60%- 65%, e una riduzione importante del personale (anche di quello specializzato per fare i controlli) con esternalizzazioni e la proliferazione di tante micro società provocando cosi problemi sociali, economici e anche occupazionali.”
Per leggere integralmente questa parte dell’intervista rimando a ConTesti
Il tema su cui voglio soffermarmi per Av è però questo:
G. E: Mi piacerebbe che mi aiutasse a capire, in veste anche di ex candidato indipendente dell’Italia dei valori per le scorse europee, la diatriba tra l’IDV e il Forum dei movimenti per l’acqua sulla presentazione dei quesiti referendari. L’IDV ha depositato un altro quesito sull’acqua pubblica oppure ha depositato in forma corretta un quesito già depositato in Cassazione dal partito il 17/12/2010, come ha dichiarato l’IDV Molise? Soprattutto che senso ha tutto ciò e quale referendum dobbiamo firmare?
I referendum presentati dal Forum dei movimenti per l’acqua non hanno niente a che vedere con quello presentato dall’Idv, che attacca solo e unicamente il decreto Ronchi e tende a riportarci alla situazione precedente in cui già era stata introdotta la privatizzazione delle risorse idriche: non si può affermare assolutamente che quello dell’IDV sia un referendum per l’acqua pubblica perché lascerebbe in maniera pressocchè invariata la possibilità alle società, ancorché pubbliche, di sottostare al diritto societario e cioè di non essere sottoposte al controllo della Corte dei Conti e ancora, in quanto Spa, di essere orientate ai profitti potendo anche delocalizzare e differenziare i prodotti. Le società per azioni, come ovvio, non rientrerebbero nella logica del diritto pubblico ma in quella di diritto privato. L’obiettivo chiaro del referendum per l’acqua pubblica è invece quello di gestire il servizio idrico attraverso il diritto pubblico con aziende municipalizzate o aziende speciali, soggette comunque al Comune.
G.E: Ma perché riproporre adesso il quesito da parte dell’IDV? Non si rischia cosi di far fallire il referendum o di strumentalizzarlo?
A.L.: Evidentemente l’IDV vuole salvaguardare le spa pubbliche, lasciando trapelare cosi una volontà non veramente pubblicistica. Poi c’è un problema di visibilità: l’Idv nel referendum promosso dal Forum dei movimenti per l’acqua non avrebbe potuto far parte del comitato promotore ma solo di quello dei sostenitori (dove adesso ci sono Verdi, Rifondazione, Sinistra e Libertà etc). Non da ultima la questione economica: presentandosi nel comitato promotore e raggiungendo 500.000, al di là del risultato del referendum, si incassano un sacco di soldi pubblici.
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