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Gloriaesposito Solo i fatti contano
Tutti i percorsi di Sant'Egidio nel volume di un geografo

Il libro di Dario Spagnuolo, intitolato “Vivere insieme: immigrazione, convivenza e intercultura” e edito da “L’ancora del Mediterraneo”, rappresenta un ottimo contributo a quello che è l’annoso dibattito sui flussi migratori e fa chiarezza, finalmente, sull’opportunità o meno, da parte dell’Italia, di accogliere gli stranieri. Presentato il 27 Marzo scorso nell’aula De Sanctis della Facoltà di Giurisprudenza della Federico II di Napoli, il volume è sicuramente di forte attualità; il taglio che ha voluto imprimere l’autore allo scritto è, da un lato, di forte rigore scientifico nella parte dedicata alla spiegazione di cosa siano le migrazioni – sottolineando, che a dispetto delle strumentalizzazioni massmediatiche dirette agli italiani, queste non rappresentino affatto un’“emergenza” perché è da millenni che gli individui si mescolano in un “melting pot”, creando nuove e innumerevoli occasioni di crescita nei paesi in cui si insediano- e, dall’altro, di racconto molto vivido di come realmente vivono gli “stranieri”, testimoniando, attraverso l’ esperienza trentennale alla Comunità di Sant’Egidio dell’autore stesso, le loro difficoltà, ma soprattutto la loro capacità di superare gli ostacoli, con il loro immenso coraggio di affrontare l’ignoto, il viaggio e poi l’impatto con un nuovo contesto e una nuova lingua. “Quello che ho sempre ritenuto un pregio dei migranti è la loro capacità di reagire al cambiamento, anche negativo. In particolare, il loro coraggio. Coraggio che all’Italia manca” spiega il geografo e professore Dario Spagnuolo: “Se vogliamo rimanere chiusi, perderemo l’occasione di accogliere nuove idee e imparare a confrontarci con qualcosa di sconosciuto, così come fanno gli stranieri quando lasciano il proprio paese. Non dobbiamo morire nelle nostre paure, ma bisogna stare insieme, per uscire insieme anche dalla crisi.” Già, perché un altro sottotesto del libro è che chiudere la porta in faccia ai migranti non solo significa perdere parte della propria umanità, ma è anche poco conveniente: in Italia, infatti, sono presenti 5 milioni di stranieri regolari con ben 250.000 di essi che fanno attività imprenditoriale e che producono complessivamente l’11 % del PIL. “Più ci chiudiamo agli stranieri meno consapevolezza, meno solidarietà, meno giustizia, meno umana compassione scorreranno nelle vene della nostra società; più ostacoliamo l’ingresso dei profughi meno rispetto per la persona e per i suoi diritti caratterizzerà la nostra convivenza; più rallentiamo i processi di integrazione e meno avremo da consegnare alle giovani generazioni; insomma, più ci difendiamo e meno “civiltà” avremo da difendere, perché alla fine perderemo noi stessi”, spiega Don Gino Battaglia della Comunità di Sant’Egidio, nella magnifica prefazione del libro. E allora, il compito di “Vivere insieme” sarà stato ampiamente svolto se impareremo a tener presente che “la distanza che ci separa dello straniero è quella stessa che ci separa da noi”, citazione di Edmond Jabès tratta dal libro stesso. 


Gloria Esposito
P.45- Campus



permalink | inviato da Gloria Esposito il 7/5/2012 alle 20:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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