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Gloriaesposito Solo i fatti contano
Scampoli di introduzione della mia tesi

Il QUARTO POTERE. LA LIBERTA' DI STAMPA ALLA LUCE DELLA GIURISPRUDENZA DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO.

In un clima politico sempre più teso, la libertà di stampa diventa inevitabilmente il fulcro della vita democratica di un paese. In Italia, a fronte di un sistema massmediatico fortemente controllato dal potere politico, è importante sottolineare il valore della tutela di questo principio, spesso pesantemente ristretto e condizionato dalle logiche di parte. Nel 2011, come del resto ogni anno, “Freedom House”, la ONG che studia e analizza il grado della libertà di stampa nel mondo, nazione per nazione, ha redatto una classifica degli Stati - basata su diversi indici quali per esempio: concentrazione della proprietà massmediatica, limitazioni legislative imposte, intimidazioni ai giornalisti da parte di criminalità organizzata/estrema destra - nella quale l’Italia è ormai classificata stabilmente come paese “parzialmente libero” (dal 2009 quando “Press freedom suffered in a number of Free media environments in 2008, as Israel, Italy, and Hong Kong all slipped into the Partly Free category”)[1]  unico caso in tutta l’Euro zona. “L'Italia  sembra esercitare il ruolo di ultimo della classe europea: secondo i ranking di questo organismo indipendente, si tratta dell'unico paese <parzialmente libero> in Europa occidentale”.[2] Tutto ciò è comunque immediatamente osservabile nella seguente mappa[3] prodotta da Freedom House.



[1]Dal report contenuto nel sito ufficiale della ONG Freedom House http://www.Freedomhouse.org/template.cfm?page=251&year=2009.

[2]Dal sito http://www.euroalter.com/IT/2011/deterioramento-della-liberta-di-stampa-quale-soluzione-possibile.

Proteggere la libertà di stampa vuol dire tutelare i cittadini nel diritto di essere informati che è il presupposto concreto per una reale partecipazione alla vita pubblica della nazione, per scegliere in tutta coscienza la classe dirigente che di volta in volta guiderà il paese ed è elemento fondamentale per la partecipazione dei cittadini in ottica sovranazionale, dal momento in cui si assiste nel Vecchio Continente (e non solo) alla devoluzione verso l’alto di poteri precedentemente appartenuti alla sovranità esclusiva degli Stati all’Unione Europea. In riferimento ai “no” del referendum francese e olandese del 2005 sul trattato istitutivo di una Costituzione per l’Europa, questi “sono un <no> al modo di operare della classe dirigente europea basato sulla decisione dall’alto, senza avvertire la necessità di ascoltare il parere dell’opinione pubblica (…) La mancanza di trasparenza e democraticità interna costituiscono l’enorme disaffezione dei popoli europei.(…) L’Europa tutta deve comprendere che i referendum  sull’adesione e sul trattato costituzionale hanno segnato un importantissimo precedente, ovvero la richiesta giusta, da parte dei cittadini europei di esprimersi sulle scelte fondamentali dell’Unione Europea.[1](…) Una maggiore trasparenza, come l’apertura al pubblico delle sessioni del consiglio e una maggiore partecipazione dei parlamenti nazionali nelle strutture decisionali comunitarie, permetterebbero una maggiore chiarezza e consapevolezza dei cittadini sul funzionamento dell’Unione. (…) Un’Europa più vicina ai cittadini può considerarsi una più vera Europa. (…) L’azione politica fatta dal basso permetterà una maggiore legittimazione delle istituzioni, non più centri decisionali chiusi e indifferenti ai bisogni della gente”.[2] Si pensi anche al dibattito che investe la BCE riguardo alla democratic accountability.[3]

Insomma, “a free press plays a key role in sustaining and monitoring a healthy democracy, as well as in contributing to greater accountability, good government, and economic development. Most importantly, restrictions on media are often an early indicator that governments intend to assault other democratic institutions”.[4]

La libertà di stampa, quindi, va tutelata per il suo valore intrinseco di stretta connessione con il buon funzionamento della democrazia a tutti i livelli, a maggior ragione a quello internazionale.



[1]A. Lampasona, Diversificare per integrare, in AA.VV., L’Europa in crisi. Quaderno di scritti degli allievi del Corso di Laurea in Scienze Internazionali e diplomatiche della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Trieste, a cura di Pasquale Baldocci, Gorizia, Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia- Dipartimento di Scienze dell’Uomo, 2006, p. 23.

[2]Ivi, p. 25.

[3]L. Zingales, Se la BCE fa il gioco dei governi, in “L’Espresso”, 22 Settembre 2011.

[4]Come si può leggere dal sito ufficiale http://www.freedomhouse.org.


Nel presente lavoro, cercherò di delineare i contorni della giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, in riferimento all’art. 10 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, sulla libertà di espressione, ma non per questo però tralascerò altri riferimenti e temi che hanno a che a fare con la libertà di stampa e più in generale con il principio di libera manifestazione del pensiero, in particolare in Italia. Incomincerò, quindi, questa trattazione dall’esame del funzionamento della Corte Europea dei diritti dell’uomo, passando dal recente Protocollo XIV che l’ha resa più efficiente e efficace, eliminando il problema di “ingolfamento” causato dal surplus dei ricorsi individuali, che dal ’94 hanno messo in pericolo l’intero sistema anche se, d’altro canto, ne ha anche sancito il successo. Dopodiché analizzerò i vari trattati internazionali in cui la tutela della libertà d’informazione/di stampa- stampa “che è certamente una delle invenzioni che hanno cambiato la storia dell’umanità”[1] e che può intendersi ormai come “ogni mezzo cartaceo, audiovisivo, televisivo o circolante per mezzo della rete internet idoneo ad essere recepito da un pubblico ampio e indeterminato nel numero e nel genere, che diffonde notizie e soprattutto che tratti temi di attualità e interesse pubblico, riversandosi proprio nell’imminenza e nell’attualità della notizia il ruolo primo per cui la stampa è stata concepita”[2] - figura tra le garanzie più rilevanti e preminenti dell’intero diritto internazionale, con speciale attenzione da dedicarsi all’art. 10 della Convenzione europea e soprattutto all’organo giurisdizionale internazionale più incisivo che esista al mondo, appunto, la Corte Europea dei diritti dell’uomo.


In seguito, mi soffermerò sull'analisi del caso ddl intercettazioni Mastella e Alfano.



[1] O. Bergamini, La democrazia della stampa. Storia del giornalismo, Editori Laterza, Bari, 2006, p. 6.

[2] L. bersani, La libertà di stampa e libertà d’espressione nella giurisprudenza  della Corte Europea dei Diritti dell’uomo, Edizioni Associate, 2011, Roma, p.8.



Cosa prevede il ddl intercettazioni e perchè è essenziale salvaguardare la libertà d'espressione e di stampa

Il ddl intercettazioni porta “sfiga”. E’ incontrovertibile. Ci hanno provato tutti e due gli schieramenti politici a proporlo e nessuno è mai riuscito a farlo approvare. La prima volta la legge “bavaglio” passava sotto il nome di legge Mastella: di li a poco il governo Prodi sarebbe caduto. Il governo Berlusconi qualche anno dopo, ignaro del pericolo, ripropone il bavaglio con qualche diversità (ma la sostanza non cambia) con la cosiddetta legge Alfano e manco a dirlo è proprio in Commissione che il mal di pancia dei finiani si fa sentire e la legge viene di nuovo accantonata. Adesso, è chiaro, vogliono proprio farsi del male quelli del PDL, con un masochismo che sfida il tempo e la storia, evidentemente: eccola qua, la nuova versione del ddl intercettazioni. Tempo più o meno un paio di settimane, in cui il web e la carta stampata hanno messo in campo tutto quello che può definirsi “resistenza” civile ma sembrano ormai non esserci più speranze perché la volontà politica sembra troppo forte per infrangersi, arriva un insolito e squassante crack del governo sull’approvazione del bilancio consuntivo, che condizionerà inevitabilmente tutti i voti che verranno. E’ vero, qualcuno penserà, ribattendo, che già si sapeva da tempo che la maggioranza di governo non esisteva più, ma nessuno potrà convincermi del fatto che la debacle del governo sia solo una pura coincidenza: tutto succede proprio per boicottare questa legge insulsa e “liberticida” (prendo in prestito il linguaggio colorito del PDL). Voglio pensare, un po’come due secoli fa Smith credeva esserci una mano “invisibile” che autoregolasse il mercato, che a difesa della nostra bellissima Costituzione, ci siano i padri costituenti a vegliare dall’alto e perché no, a fare in modo che leggi del genere, contro l’art.21 Cost che recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.”, vengano spazzate via, così come gli stessi governi italiani che attentino ad un caposaldo della democrazia come la libertà di espressione ed, in particolare, alla sua forma di diffusione per eccellenza: la stampa.

 Ma veniamo a noi: cosa prevede l’ultima versione della legge Bavaglio? I punti del contendere sono fondamentalmente due.

Il primo riguarda la libertà d’espressione sul web, di cui all’art 29,1 detto “comma ammazza blog” della legge Alfano, ed in particolare: “Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono””””. Il governo avrebbe voluto inserire l’obbligo di rettifica di una qualsiasi notizia o commento entro le 48 ore, lasciando visibile per trenta giorni il testo inviato da chi si ritiene offeso o diffamato, o anche solo criticato. La sanzione pecuniaria per chi non ottempera sarebbe pesantissima (da 7.500 euro a un massimo di 12.500 euro). Un primo problema, dunque, sarebbe l’equiparazione dei blog alle testate giornalistiche online poiché l’obbligo di rettifica e la conseguente salatissima sanzione, colpirebbe entrambi in egual modo (diventando un ottimo deterrente alla pubblicazione di notizie). Un'altra assurdità è che la rettifica dovrebbe essere pubblicata e lasciata in pagina indipendentemente dal fatto che il contenuto dell’articolo sia vero o meno (es: nel mio blog pubblico un post in cui dico un fatto vero; una persona si sente offesa o criticata da quello che ho scritto per cui chiede una rettifica in quanto i contenuti sono da lui “ritenuti lesivi della propria reputazione o contrari a verità”; dal canto mio, quindi, dovrò inserire e rendere visibile per forza la sua rettifica entro 48 ore se non voglio cadere nella sanzione, anche se la richiesta è totalmente campata in aria). Questo è il motivo per cui su internet è scoppiato il putiferio: oltre alle tantissime manifestazioni in piazza di dissenso, ha sortito un grande effetto l’auto-oscuramento di qualche giorno di  Wikipedia, che ha voluto protestare così contro questa legge: “Cara lettrice, caro lettore in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero”. Dopo qualche giorno, una volta eliminato il black out, è comparso questo messaggio, se si apriva una qualunque voce italiana dell’ “encicolpedia online, collaborativa e gratuita”: “Il 4, 5 e 6 ottobre 2011 gli utenti di Wikipedia in lingua italiana hanno ritenuto necessario oscurare le voci dell'enciclopedia per sottolineare che un disegno di legge in fase di approvazione alla Camera potrebbe minare alla base la neutralità di Wikipedia. Sono stati proposti degli emendamenti, ma le modifiche al disegno di legge verranno discusse solo a partire dal prossimo mercoledì 12 ottobre. Non sappiamo, quindi, se sia ormai scongiurata l'approvazione della norma nella sua formulazione originaria, approvazione che vanificherebbe gran parte del lavoro fatto su Wikipedia. Grazie a chi ha supportato la nostra iniziativa, tesa esclusivamente alla salvaguardia di un sapere libero e neutrale”. Bisogna dire, a onor del vero, che in Commissione si era giunti ad un compromesso (compromesso che in quanto tale è comunque a ribasso perché tocca la libertà di espressione) eliminando l’equiparazione blog e testate registrate online, per cui solo per le seconde sarebbe rimasto l’obbligo previsto di rettifica entro 48 ore.

Per quanto riguarda le altre norme oggetto del contendere, invece, nascondono - anche se fin troppo chiaramente- specificamente l’esigenza del governo Berlusconi di porsi al riparo dalle intercettazioni delle Olgettine e co e dalla stampa che ne pubblica e ne diffonde i contenuti (come del resto succede in ogni democrazia “sana”, forse la nostra non lo è?!). Giulia Bongiorno (FLI), relatrice del ddl Alfano, si è dimessa dall’incarico, in seguito all’approvazione, da parte del Comitato dei nove in Commissione Giustizia della Camera, dell’emendamento Costa (PDL), che prevede l’impossibilità di pubblicare, anche per riassunto, le intercettazioni prima della così detta “udienza filtro”, in cui viene eliminato tutto quel materiale considerato non rilevante per l’inchiesta, cioè le intercettazioni che dopo l'udienza-stralcio vengono messe da parte nell’archivio di segretezza e  quelle che il pm non fa trascrivere quando manda al giudice una richiesta di misura cautelare. “Questa è una legge che preclude la possibilità di dare notizie dilatando a dismisura i tempi di pubblicazione. Ci sono voluti due anni per arrivare a un accordo condiviso e adesso, allo schioccare di dita del premier, quell’accordo è saltato. La legge così è inaccettabile. Alfano non esce delegittimato, ma doveva tenere il punto a prescindere dalle richieste di Berlusconi”, ha spiegato la stessa Bongiorno, che chiedeva di approvare il testo licenziato un anno fa grazie alla sua mediazione, che invece permetteva ai giornalisti di riportare fino all’udienza filtro almeno il contenuto delle intercettazioni. La Commissione poi, ha dato parere positivo anche all'emendamento di Manlio Contento (PDL) che inserisce il carcere da sei mesi a tre anni pure per i cronisti che pubblicano le intercettazioni cosiddette "irrilevanti" ai fini dell’indagine, tenendo presente, invece, che l’originario art. 617 del ddl, prevedeva la reclusione “solo” per chi pubblicava atti di cui è stata ordinata la distruzione o che dovevano essere espunti perché coinvolgevano persone estranee all’inchiesta.

Non si sa comunque se il ddl intercettazioni nella sua attuale formulazione (o nelle prossime, magari sempre più peggiorative) riuscirà prima o poi ad essere approvato. Per fortuna che dall’alto i padri costituenti, in un modo o nell’altro, vegliano su di noi.

Missione studio all'ONU, premiati i migliori studenti della Federico II, Parthenope e Suor Orsola

Il 26 ottobre alle ore 18 presso il Palazzo Alabardieri verranno premiati dall’ “Associazione Diplomatici” gli studenti più meritevoli delle Università Federico II, Suor Orsola Benincasa e Parthenope che si sono distinti tra i partecipanti delle conferenze di simulazione NMUN (National Model United Nations) tenutesi nell’anno 2010-2011. La simulazione del meccanismo di funzionamento degli organi delle Nazioni Unite è gestita direttamente dal Dipartimento di Cultura Generale dell’ONU, si tiene ogni anno a New York presso il palazzo di vetro e vi partecipano mediamente 3500 studenti provenienti da ogni parte del mondo. L’unico ente privato italiano che si occupa della formazione e della partecipazione degli studenti ai NMUN è appunto l’“Associazione Diplomatici”, la cui mission è quella di “avvicinare gli studenti al modello delle carriere internazionali attraverso un percorso di studio e di approfondimento delle tematiche inerenti il diritto internazionale, l’economia e le relazioni internazionali che culmina, quindi, nelle conferenze MUN- spiega Luca Grasso, giovane responsabile dell’associazione per la sede di Napoli- in cui migliaia di partecipanti provenienti dalle scuole e università di tutto il mondo si confrontano sui temi dell’agenda internazionale”. Alla cerimonia napoletana di consegna degli attestati e delle menzioni d’onore, ai due migliori “delegati” distintisi nella simulazione a New York e selezionati dall’Associazione Diplomatici, saranno assegnate due borse di studio comprensive dell’intera quota della partecipazione ai corsi che l’associazione organizza per permettere agli studenti di concorrere alla simulazione dei processi diplomatici multilaterali. “All’inizio pensavo che sarebbe stato troppo difficile rappresentare nelle conferenze di simulazione degli organi delle Nazioni Unite le posizioni politiche di un paese diverso dal mio, ma poi ho iniziato a studiare, ad approfondire i vantaggi e gli svantaggi della nazione che mi era stata assegnata, promuovendone le naturali esigenze, come si fa normalmente nella negoziazione internazionale”, spiega Annamaria Finizio, studentessa magistrale del Suor Orsola Benincasa e delegata dell’anno scorso: “anche un inglese perfetto non è requisito fondamentale, l’importante è impegnarsi producendo all’interno della Commissione proposte credibili e economicamente fattibili”. Per informazioni sui progetti dell’associazione per gli studenti è disponibile il sito www.diplomatici.it


Rubrica "Campus", Il Mattino, p. 16. 

Da Napoli a York per studiare l'inglese
Quest'anno iniziare la scuola è stata un'autentica gioia per diversi alunni del liceo scientifico Alberti: appena incominciati i corsi, infatti, i ragazzi sono partiti per il Regno Unito per seguire un corso di full immersion di inglese, grazie ai fondi straordinari concessi dall'Unione Europe. I giovani hanno partecipato al corso tenuto da insegnanti di madrelingua della scuola "English Language Center" di York, per un totale di 60 ore, e hanno sostenuto un esame per il conseguimento della certificazione del Trinity College a livello c1, inserito nel quadro di riferimento europeao per la conoscenza delle lingue. Non sono mancate visite pomeridiane alle bellezze di York e Londra.

P.48
Le frontiere digitali dell'informazione
post pubblicato in Eventi, il 18 ottobre 2011
                                                                                                                                                           Le frontiere digitali dell’informazione - Mercoledì 19 ottobre 2011, ore18:00 presso la Feltrinelli di Caserta

L'innovazione tecnologica nei modelli di pubblicazione e fruizione dell’informazione.

- Enriched news: sul web scorre un flusso ininterrotto di notizie che spesso provoca un sovraccarico informativo difficilmente gestibile. D’altra parte, il quotidiano cartaceo non riesce sempre a soddisfare di chi cerca completezza, coerenza e oggettività dell’inf...ormazione.

Inchieste e reportage crossmediali – ric
chi di testimonianze e contributi audio-video – possono costituire la terza via tra carta e web.

- Social readers: non solo attraverso Twitter e Facebo
ok, ma anche grazie a molti servizi web e applicazioni oggi il lettore può interagire con la redazione e commentare tutto quello che legge.

La selezione, aggregazione e proposta di contenuti rilevanti per le persone di una community si sta rivelando una delle strategie vincenti per sviluppare un rapporto continuativo con i lettori, creare coinvolgimento e ottenere la loro attenzione.

- Digital thinking: Cosa fanno, intanto, i media tradizionali? Sono pronti ad cogliere le nuove sfide del newsmaking?

Se da un lato le grandi testate nazionali registrano cali sensibili delle vendite e stanno rivedendo i loro modelli di business, progetti come AgòraVox e Campania C’Entro hanno saputo innovare profondamente il loro modo di fare informazione per intercettare i bisogni dei lettori e offrire un servizio innovativo, di qualità.

Intervengono:
Pasquale Iorio
Alessio Scicolone - Digital consultant
Angelo Ventriglia - Web specialist
Angelo Vitale - Giornalista, Campaniacentro.it
Gloria Esposito - Giornalista, Agoravox.it

L'evento su Fb: http://www.facebook.com/messages/?action=read&tid=id.272432226113576#!/event.php?eid=177602082319442
Rimodulazione delle tariffe internet: occhio alla Wind
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 8 ottobre 2011
Quando si compone il numero di assistenza per guasti/tariffe messo a disposizione dai gestori di telefonia, bisognerebbe ricordare come un mantra il motto del grande Vittorio Arrigoni “restiamo umani”, certamente legato a situazioni terribilmente più gravi, ma non per questo meno vero se contestualizzato nel nostro quotidiano. Nessuna colpa hanno i poveri operatori dei call center precari e sottopagati che rispondono al telefono: non hanno alcuna responsabilità per le nefandezze perpetrate dalle grandi società di cui sono dipendenti, e al contempo, come il cliente del resto, sono vittime della spersonalizzazione dei rapporti e di una crescente asimmetria nelle relazioni imprenditore/manager-lavoratore, impresa-consumatore, e più in generale ricchi-poveri, caratterizzante sempre più la nostra società. 
 
La Wind Infostrada, ad agosto, ha mandato ai suoi clienti sul cellulare il seguente messaggino: “Dal 3/10 la tariffa base per internet passa da 2 euro l’ora a 2 euro per tutto il giorno. Le ricordiamo che può recedere entro 30 giorni senza costi. Info al 158 o wind.it”.
 
Innanzitutto quello che colpisce è il tempismo con cui un sms del genere arriva: il 13 agosto. Molta gente l’avrà riposto e poi dimenticato. Altro elemento: “può recedere”, da cosa se non ho richiesto nessun servizio? Ulteriore punto su cui soffermarsi: “senza costi”. Ma perché, per recedere da un servizio che non ho richiesto dovrei pure sopportare ulteriori oneri, oltre al tempo già perso? A Napoli si direbbe “cornuto e mazziato”.
 
Come da copione, dimentico che questo messaggio mi sia mai arrivato. Solo che poi noto che da tre giorni di fila mi arriva un addebito giornaliero di 2 euro per internet, che dal cellulare non ho mai usato.
 
Decido di chiamare il 155 Wind. Mi risponde un’operatrice molto gentile che capisce al volo il mio problema: “non si preoccupi, le rimborso i 6 euro” ma poi mi ammonisce dicendo: “Guardi che il rimborso glielo posso accordare solo una volta, quando ricapiterà non potrà più pretenderlo”. Rifletto su questa seconda parte della frase pensando che ci sia qualcosa che non va e di rimando le dico: “Scusi ma in che senso potrà ricapitare?”. E lei: “ Il suo cellulare si connette automaticamente ad internet per aggiornamenti del software, in seguito alla rimodulazione tariffaria di Wind/ Infostrada”. Basita per questa risposta rimango un attimo in silenzio e lei: “Non ne ha idea di quanti rimborsi stiamo elargendo”. Subito le chiedo: “Scusi ma c’è un metodo per evitare questa connessione automatica ad internet?“ e lei mi risponde che dovrei manualmente disattivare dal mio cellulare il GPRS scrivendo al suo posto “no”. Le dico che non so farlo, così l'operatrice decide di passarsi una mano sulla coscienza e mi dice: “Facciamo così, disattivo io la connessione internet ma deve sapere che non potrà più usare gli mms”. Meno male che sono rimasta al paleolitico: a me bastano solo le chiamate e gli sms, non uso altro.

Morale della favola? Bisogna controllare che la Wind Infostrada non stia illegittimamente addebitando 2 euro giornalieri sulla ricarica del cellulare, in particolare agli anziani di famiglia che hanno una scheda di cellulare Wind e che magari non leggono né gli sms ricevuti né si accorgono di quanto scala il credito telefonico; il primo e unico rimborso che dà la Wind non basta affinché il fenomeno di addebito cessi, perché il cellulare continuerà a connettersi automaticamente ad internet; per evitare ancora fregature chiedete/pretendete che vi disabilitino dalla Wind il GPRS, cioè la possibilità di connessione ad internet dal cellulare, se no seguite la procedura manuale che vi spiegheranno al telefono gli operatori Wind.
 
Ultima cosa, fondamentale: il “restiamo umani” di Arrigoni vale solo per gli operatori del call center. Un bel “vaffa” di grilliana memoria ci sta tutto per gli amministratori della Wind Infostrada che approfittano delle debolezze altrui per arricchirsi.

Un bene confiscato trasformato nella Casa del Giornalista
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 19 agosto 2011
Alla domanda se si sente sicuro, Ciro Pellegrino, tra i fondatori del Coordinamento Giornalisti Precari della Campania, replica: “no, perché è già capitato un faccia a faccia con me e altri colleghi. Però che vuoi farci, rinunciare? Non esiste, ora è dello Stato, ce l'hanno assegnato e ce lo prendiamo. Senza eroismo ma con determinazione, non so se mi spiego”.
 
E’ questo il pensiero che anima i giornalisti precari, uniti nel Coordinamento campano, che dopo un anno di tribolazioni, finalmente sono riusciti ad ottenere l’assegnazione dello spazio ai Quartieri Spagnoli, confiscato al boss della camorra Ciro Mariano - mandante ed autore di stragi di camorra - da utilizzare per promuovere dibattiti, mostre e la creazione di una piccola redazione aperta a tutti quei cronisti che non hanno a disposizione postazioni nei giornali in cui lavorano.
 
Nonostante abbiano ricevuto un “caloroso” benvenuto dalle donne della famiglia del capoclan in occasione della prima visita all’immobile, i giornalisti del Coordinamento non si scoraggiano: “Vogliamo testimoniare coi fatti la voglia di cambiare di una città straziata e violentata ma resistente, mai rassegnata. Ma abbiamo bisogno del sostegno dei napoletani. E per sostegno non si intende quello economico ma un ‘cordone’ civile affinché tutti gli eventi del coordinamento nel bene confiscato nei Quartieri abbiano tanti partecipanti. Solo accendendo un faro costante su quella zona sconfiggeremo chi non vorrebbe farci ritornare in quell’immobile” spiega ancora Pellegrino.
 
Il piccolo locale, al piano terra, nel vicolo Caritatoio, sarà trasformato nella “Casa dei giornalisti” cioè “un luogo per ospitare dibattiti sulla libertà d’informazione, una biblioteca di libri di camorra, uno spazio per mostre fotografiche, una ‘mini-redazione’ con laptop e wifi da mettere a disposizione agli operatori della stampa straniera che periodicamente vengono qui per raccontare l’emergenza rifiuti e la rivoluzione arancione di Luigi de Magistris” come scrive Vincenzo Iurillo su Il Fatto Quotidiano.
 
Una piccola, grande, rivoluzione. Un’occasione di sviluppo e di cultura in un quartiere difficile, cuore della città.
Balletto di cifre sulla raccolta differenziata a Napoli
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 18 agosto 2011


La politica ha bisogno della comunicazione; per essere davvero efficace, deve lanciare un’idea e farla entrare nella testa degli elettori. Anche se esagerata, anche se immaginifica.
 
Dopo le elezioni però, si torna alla realtà. Quello che stupisce è il modo con cui i politici rimandano questo momento. E’ anche il caso del neoeletto sindaco Luigi De Magistris con le cifre sulla raccolta differenziata, raccolta che è stata suo cavallo di battaglia nella campagna elettorale a Palazzo San Giacomo ed è tuttora obiettivo prioritario della nuova amministrazione in una città che come Napoli è squassata ciclicamente dall’emergenza rifiuti.
 
Fin dai duelli elettorali con Lettieri, candidato sindaco del PDL, De Magistris lanciava l’obiettivo di portare in soli sei mesi la raccolta differenziata al 70% nella città partenopea (la raccolta a Napoli nel Luglio 2011 si attestava intorno al 17% e i comuni italiani più virtuosi riescono a differenziare circa il 60%); in realtà qualche cittadino rimaneva stupito nel sentire una cifra così alta da raggiungere in così poco tempo (più volte, peraltro, rinfacciatagli pubblicamente dal suo avversario Lettieri) ma in campagna elettorale qualche esagerazione, soprattutto di rottura con un passato non certo roseo, può anche passare. E’ indice di voler puntare in alto, di alzare l’asticella sempre di più per fare ancora meglio.
 
Il 15 Agosto scorso De Magistris rilascia un intervista a Roano, giornalista de Il Mattino, che gli chiede se è sicuro che raggiungerà entro fino anno il 70% della raccolta differenziata; il sindaco ribadisce: “Sì, se il governo sblocca i fondi e credo che lo farà, entro il 31 dicembre avremo tutta la città coperta dal porta a porta. Nel nostro crono-programma sui rifiuti siamo avanti”.
 
Stavolta è il presidente dell’Asia, Raphael Rossi, a correggere un po’ il tiro del sindaco: “gli obiettivi politici spesso hanno un’asticella troppo alta e io non voglio impicciarmi dietro le cifre”; Pappalardo nell’intervista su Il Mattino domanda se si avrà un 40% di raccolta differenziata quando si allargherà il servizio porta a porta e Rossi risponde “forse, un po’ meno, ma è già un grande risultato”. Il 70% di De Magistris, invece, si avrà solo in riferimento a coloro che verranno raggiunti dalla raccolta porta a porta (che nel 2012 si spera saranno mezzo milione di napoletani) non rispetto a tutti gli abitanti partenopei.
 
Le cifre reali, non gonfiate, sono comunque di tutto rispetto. Ogni tanto anche i politici dovrebbero utilizzarle e “vedere l’effetto che fa”.

Napoli: Tremante in tribunale contro il PD
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 12 agosto 2011
Ci sono mille modi per farsi del male, e il Pd napoletano ne conosce uno più del diavolo. Se a livello nazionale il Pd non brilla certo di luce propria, è sotto il sole partenopeo che dà il meglio di sé: non pago della pessima figura fatta con le primarie (44.000 persone hanno votato un “non vincitore”) continuano incomprensibilmente a volare stracci tra i dirigenti, quasi per ribadire che il Partito Democratico poco o nulla ha imparato dalla pesante sconfitta elettorale che ha subito alle scorse elezioni comunali.
 
Il segretario nazionale Bersani, dopo le primarie finite in caos con accuse incrociate di brogli, aveva commissariato (per “fare chiarezza”?!) il partito a Napoli, esautorando il segretario provinciale Nicola Tremante. Dopo le elezioni, però, il commissariamento è stato prorogato senza un termine.
 
È a questo punto che Tremante decide di portare la questione in tribunale: presenta un ricorso in cui si rileva che il commissariamento doveva essere effettuato – secondo lo statuto del PD – dalla direzione regionale del partito e non da quella nazionale; inoltre, questa procedura è prevista solo nel caso in cui si commettano atti lesivi dell’immagine del partito o della sua linea.
 
Tremante, che – bisogna sottolineare – è stato eletto democraticamente dall’Assemblea provinciale del partito, commenta: “Tutto questo lo faccio solo per amore del PD perché credo che serva chiarezza e il rispetto delle regole”.
 
Regole stabilite dal partito stesso e troppo spesso disattese; regole però la cui applicazione non può essere totalmente disgiunta da ragioni di opportunità.
Maria Nocerino: cronista condannata per aver svolto il proprio lavoro
post pubblicato in Articoli pubblicati per il sito www.agoravox.it, il 29 luglio 2011
La libertà d’informazione non è un diritto astratto. Deve essere tutelata ogni giorno, nel concreto. Quale democrazia può funzionare correttamente se l’opinione pubblica viene distorta da informazioni scorrette o unilaterali? Ciclicamente i cittadini vengono offesi da leggi e leggine Bavaglio prodotte ad hoc per imbrigliare tv, web e carta stampata ma non è solo il governo, attraverso la maggioranza parlamentare, a provare a forzare il sistema dell’informazione. Esistono anche casi di minore portata rispetto a quelli a cui siamo abituati a leggere sui giornali ma che fanno più male perché colpiscono persone “normali”, che svolgono il proprio mestiere onestamente tra precariato e difficoltà quotidiane.
 
Quello che è successo a Maria Nocerino, giovane cronista napoletana, ha dell’incredibile: è stata condannata, insieme all’assessore della giunta De Magistris Sergio D'Angelo e all'operatore sociale Manzo, a 4 mesi di reclusione commutati in una sanzione amministrativa di 15000 euro perché ritenuta promotrice di un corteo di 100 persone partito dalla sede della Regione e conclusosi con un sit in davanti al Teatro San Carlo. Il 21 Gennaio scorso un gruppo di operatori sociali del comitato “Il welfare non è un lusso” di cui la Nocerino è addetta stampa aveva manifestato e poi promosso un sit in pacifico davanti al San Carlo per chiedere il pagamento degli stipendi arretrati. La Nocerino, condannata in contumacia, non ha avuto né l’occasione di nominare un avvocato di fiducia, né di spiegare che lei al Teatro San Carlo non era neanche giunta perché dopo il vertice in Regione (dove era stata identificata) era andata immediatamente a scrivere un comunicato stampa.
 
Il Coordinamento Giornalisti Precari Campani si è subito schierato al fianco della giornalista bollando come “ingiusta e vergognosa” la condanna della collega: “Si può essere identificati, condannati in contumacia e sbattuti sulle pagine dei giornali al pari di un delinquente per aver svolto il proprio lavoro di cronista? A Napoli, evidentemente si può: non basta il peso delle nostre esistenze precarie, non serve sbandierare l'articolo 21 della Costituzione; gli spazi di agibilità democratica si sono ridotti paurosamente. La vicenda di Maria è un caso paradigmatico delle difficili condizioni della democrazia in Campania. Se questa è la situazione, siamo pronti a riconsegnare i nostri tesserini di giornalista, visto che sono considerati pericolosi come un'arma”.
 
Anche il Presidente dell’ODG campano Ottavio Lucarelli le ha accordato tutto il suo sostegno: “Maria Nocerino lo scorso 21 gennaio è stata identificata tra i manifestanti mentre svolgeva le sue funzioni di giornalista e ora è stata condannata per aver svolto regolarmente il proprio lavoro seguendo una protesta peraltro non violenta. Ricordo che la libertà di stampa, come la libertà di manifestare, è figlia del diritto democratico e universale di esprimere il proprio pensiero senza bavagli o condizionamenti".
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